Giappone,  Storie in corso

Doomsday Lover: Story 2.1

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Story 2: Capitolo 2.1

Hakobune¹

​Il forte urlo di una donna risuona poco prima dell’inizio del rinfresco per il matrimonio di sua sorella. ​Proviene da un angolo del vasto giardino dove il prato verde è curato alla perfezione.

​Questo è il matrimonio della figlia di uno dei dodici “Consiglieri”, un membro della cosiddetta classe privilegiata tra i cittadini del Piano A.

Non solo sono presenti innumerevoli ospiti ma l’intero piano è stato decorato sontuosamente; l’atmosfera è sfarzosa e grandiosa, quasi come un evento nazionale.

La zona a bordo piscina all’interno della tentacolare villa è stata trasformata nel luogo del rinfresco, che si apre su un giardino dove i fiori sbocciano in una profusione di colori.

Oltre questo spazio, una parte dei terreni circostanti viene aperta oggi ai cittadini comuni, solo per poche ore. ​Fiori veri, fiori viventi, riempiono il giardino di bellezza.

Deve sembrare il paradiso per la gente comune, a cui normalmente non è mai concesso vedere uno spettacolo simile.

​Per questo motivo, molte persone entrano ed escono da aree che di solito sono rigorosamente vietate ma poi si leva quell’urlo improvviso e Miharu vede le guardie impallidire e scattare a correre.

Se qualcosa va storto al matrimonio della figlia di un consigliere, non c’è dubbio che verrà preteso un colpevole. A seconda delle circostanze, potrebbe persino scattare un declassamento.

​Una vita, un futuro, possono essere stravolti in un istante. Il loro panico è comprensibile.

​Miharu, il fratello minore della sposa, nonché una delle figure principali di oggi, aggrotta leggermente la fronte ma la curiosità prende il sopravvento e si dirige verso quella direzione.

Tornare dentro la villa a fissare le facce familiari dei parenti, dei familiari e delle persone con cui ha a che fare regolarmente lo disgusta profondamente. Stare fuori, anche solo per un po’, gli sembra preferibile.

Per sua sorella, questo giorno può essere radioso e unico nella vita. Per Miharu, non è quasi per nulla diverso da un qualsiasi altro giorno ordinario. Un’ordinaria distorta vita di tutti i giorni.

​Il tumulto sta già attirando una grande folla di curiosi vicino a quello che segna il confine della proprietà.

​”C’era un topo! Un topo era seduto lì! Su quella panchina!” La donna che ha urlato sembra essere una delle amiche di sua sorella, un’invitata al matrimonio, e inveisce contro le guardie mentre protesta.

​”Bastardo! Cosa credi di fare in un posto come questo!?”

​”Questo non è un posto in cui un topo schifoso come te può strisciare!”

​In risposta, si sentono le guardie insultare e gridare con rabbia. Sorpreso, Miharu accelera inconsciamente il passo.

Quando arriva sul posto, un uomo anziano e magro è circondato da tre guardie che lo picchiano spietatamente.

​L’uomo giace disteso a terra, con i capelli selvaggi e spettinati, la pelle secca e avvizzita. A prima vista, è inequivocabilmente un topo.

Considerando quanto raramente si vedano persone del genere in questa zona, forse non c’è da stupirsi che la donna abbia urlato.

Un “topo” non è un animale. È così che chiamano gli abitanti del livello più basso, il Piano E.

​Vestito con abiti sporchi e logori, con un cappello strappato calato sul viso. Per chi normalmente non può vedere il sole, la luce del giorno è fin troppo violenta.

​Le guardie non si limitano a tirare pugni e calci all’uomo, che è fragile e incapace di opporre una vera resistenza, stanno anche calando i loro manganelli su di lui senza pietà. 

L’uomo piange e implora perdono, rannicchiando disperatamente il corpo per proteggersi ma non c’è alcun segno di freno da parte delle guardie.

​E le persone lì intorno, che guardano come se fosse una specie di spettacolo, sorridono, indicano e ridono mentre assistono alla scena.

Ma per Miharu, è uno spettacolo insostenibile da guardare. Sta per gridare quando succede.

​”Non vi vergognate!? In tre contro un vecchio indifeso!” ​Una voce tagliente risuona e, all’improvviso, gli sguardi degli spettatori si voltano in quella direzione. 

Proviene da oltre la bassa recinzione che segna il confine della proprietà. Sui venticinque anni, forse ventisei. A giudicare dal suo aspetto, appartiene probabilmente al Piano C o D, un lavoratore manuale. È di robusta costituzione con un viso squadrato e risoluto. Il ragazzo fissa dritto le guardie con gli occhi che bruciano di rabbia.

​Che qualcuno non appartenente alla classe privilegiata sfidi apertamente delle guardie di rango superiore in questo modo è quasi impensabile. Un mormorio si diffonde tra la folla, l’aria vibra di inquietudine. Ma non si tratta di approvazione bensì di ostilità.

​”Cosa sta dicendo questo tipo?” Questo è il sentimento generale.

​”Cosa hai detto, bastardo?”

​”Sterminare i topi è il nostro lavoro. Non parlare come se fossi qualcuno di speciale.”

Le guardie interrompono l’aggressione urlando contro l’uomo mentre battono i manganelli contro i palmi delle mani.

​”Capisco. Allora, se un giorno doveste fallire e ridurvi a essere dei topi voi stessi, andrebbe bene se la gente si prendesse gioco di voi e vi pestasse a morte a proprio piacimento, giusto? Mi assicurerò di ricordare bene le vostre facce, così da poter aspettare con impazienza quel giorno.” pronuncia queste parole con calma, con la voce priva di emozione.

​”C-cosa stai dicendo?”

​Per un momento, i volti delle guardie si irrigidiscono. ​Sì. È una paura che tutti portano nel profondo del cuore. E se dovessimo precipitare al livello più basso?

​”Quel vecchio era solo seduto su una panchina a riposare. Questo posto è aperto al pubblico oggi, no?”

​”Al pubblico. Non ai topi schifosi.” ​La guardia sputa le parole con disprezzo in risposta alla pacata affermazione dell’uomo.

​Fino a dove si estende davvero “il pubblico”? Pensa Miharu con amarezza.

​In questo mondo, tutti probabilmente credono di far parte del pubblico. Tutti tranne i “topi”. 

Nessuno vuole mai scendere a un piano inferiore rispetto a quello in cui si trova ora. Rispetto a quelli che stanno sotto di loro, stanno comunque meglio. Questa convinzione è ciò che permette loro di preservare l’amor proprio.

​”La sicurezza qui ci è stata affidata dal padrone di questa proprietà. Stai dicendo che non sei soddisfatto? Questo significa che sei pronto a sfidare Lord Ibuki, non è così?” ​La guardia ghigna mentre un sorriso crudele si allarga sul suo volto. 

Prende in prestito l’autorità di un potente protettore. È una tattica comune tra coloro che lavorano alle dipendenze dell’élite privilegiata.

​”Cosa, vuoi diventare un topo come questo qui anche tu?”

​Mentre parla, un’altra guardia prende a calci con tutte le sue forze l’uomo mezzo morto a terra poi gli spacca la faccia con un manganello. Il volto dell’uomo è già coperto di sangue.

​”Smettetela! Avete intenzione di macchiare di sangue un giorno importante!” Non riuscendo più a sopportarlo, Miharu grida.

​”Cosa hai detto!?” ​Infastidita dall’ulteriore interruzione, la guardia si gira di scatto. ​”Sei uno della loro specie anche tu!? Non rompere!”

​Solleva il manganello e lo fissa con gli occhi iniettati di sangue. Ma la guardia accanto a lui sembra rendersene conto, finalmente.

​”E-ehi, idiota! Questa persona è…”

​”Quello è Lord Miharu. Il figlio di Lord Ibuki.”

​”Ah…” ​Il volto della guardia si irrigidisce all’istante. Fa un passo indietro barcollando, così scosso che fa persino cadere il manganello che tiene in mano.

​In verità, Miharu ha il potere di cambiare il destino di un uomo, la sua intera vita, con nient’altro che parole simili. Non il proprio potere ma quello di suo padre.

​”V-vi chiedo perdono! Io, io stavo solo… cioè…” L’uomo impallidisce, alzando la voce in preda al panico mentre si inchina profondamente.

​”Come ha detto quel ragazzo laggiù, se vi dovessi declassare immediatamente per avermi insultato, significherebbe che non avreste il diritto di lamentarvi anche se foste pestati a morte allo stesso modo. È questo che state dicendo?”

​”U-una cosa del genere…”

​Le parole di Miharu cadono taglienti. La guardia, del tutto confusa e incapace persino di sostenere lo sguardo, crolla in ginocchio sul terreno. Guardandolo, Miharu sente un’ondata di disgusto per se stesso crescere dentro di sé. Alla fine, lui non è diverso.

​”Cos’è tutto questo baccano?” Avendo apparentemente sentito il tumulto, suo padre Ibuki appare.

​”B-beh, signore, un topo è scivolato dentro e ha spaventato gli ospiti, quindi…”

​”Questo è il matrimonio di mia sorella, sai? Non credo sia appropriato lasciare che il sangue venga versato attraverso una tale violenza.” Mentre la guardia cerca disperatamente di giustificarsi, parla anche Miharu. 

Anche mentre lo fa, sa che le sue parole non sono giuste. Ha capito questo fin dall’inizio ma non riesce a trovare un altro modo per fermare tutto ciò.

​”In effetti. Non va bene macchiare questo giorno di buon auspicio con sangue schifoso. Consegnatelo alla polizia.” ​Con un leggero cenno del mento, suo padre emette il giudizio, con disinvoltura e decisione.

“Ah” Miharu grida dentro di sé. Non era quello che intendeva. Voleva solo che l’uomo venisse rilasciato. Essere consegnato alla polizia significa… 

“Padre!”

​”Miharu, torna dentro immediatamente. Saluta gli ospiti.” ​L’ordine viene impartito con occhi freddi come il ghiaccio, e tutto ciò che Miharu può fare è annuire e rispondere di sì. 

Non può sfidare suo padre. Si morde forte il labbro mentre le guardie rimettono in piedi il vecchio e lo trascinano via. I curiosi, finito lo spettacolo, cominciano a disperdersi con un basso mormorio.

Costringendo le gambe pesanti a muoversi, Miharu comincia a camminare poi si sente spinto a guardare indietro. In quell’istante, i suoi occhi incontrano quelli di un altro, il ragazzo che da solo ha tenuto testa alle guardie poco prima. Sta fissando dritto Miharu, guardandolo con rabbia. Anche lui capisce. Sa esattamente cosa significa essere portati via dalla polizia.

​Tum. Miharu sente il cuore dare un forte battito. Non si tratta di paura, né di rabbia. Il fiato gli si mozza, e si sente come inghiottito da quel potente sguardo. Per la prima volta, gli sembra di aver incontrato una persona viva del mondo esterno. 

Quindi esistono persone così, pensa. 

Persone con una chiara volontà propria, persino in questo mondo stagnante. Non riesce a staccargli gli occhi di dosso.

​”Miharu.” ​Alla voce che lo chiama da dietro, Miharu torna finalmente in sé. 

Quando si gira, ad attenderlo c’è Kaito. Sette anni più grande di Miharu, che ha appena compiuto diciotto anni, Kaito ha all’incirca la stessa età che dimostra quel ragazzo. Anche lui è figlio di un consigliere, con suo padre che attualmente serve come uno degli “Ammiragli”, e ufficialmente lui e Miharu sono cugini.

​Detto questo, tra gli abitanti del Piano A, i matrimoni avvengono quasi sempre all’interno del Piano A stesso, quindi si può dire che tutti condividano un certo grado di parentela di sangue.

Alla fine, dove la famiglia cominci e finisca è vago. Sulla carta, i legami familiari sono chiaramente definiti, ma emotivamente sono labili. Padre, madre, sorella, onestamente, sono poco diversi dai compagni di scuola o dalle conoscenze casuali.

​Tra tutti loro, solo Kaito è diverso. O meglio, è uguale a Miharu, possiede una sensibilità simile, vicina. Per lo meno, Miharu sente di poter scambiare parole con lui come una persona viva con un’altra.

​”Non c’è niente che si possa fare?” ​Nel momento in cui lo vede, Miharu si ritrova a incalzare Kaito senza pensare. 

Sta parlando dell’uomo che è appena stato portato via. Kaito, a quanto pare, comprende a sua volta la situazione. La “polizia” si trova sotto la giurisdizione dell’ammiraglio.

​”Mi dispiace. Non c’è nulla che io possa fare con la mia autorità.”Kaito scuote la testa con un’espressione amara. Anche come figlio dell’ammiraglio, non è diverso da Miharu nel non avere un vero potere.

​”Allora… quell’uomo?”

​Alla domanda esitante di Miharu, Kaito abbassa gli occhi. ​”Non resta molto tempo. Domani, o il giorno dopo. Tra tre giorni… molto probabilmente.”

​Miharu chiude strettamente gli occhi. Alla fine, non può fare nulla. L’impotenza e la frustrazione crescono dentro di lui, così opprimenti che ha voglia di gridare con tutto il fiato che ha in corpo.

​”Tutti hanno gli occhi da pesce morto.” questo è ciò che ha cominciato a pensare a un certo punto, anche se non riesce più a ricordare esattamente quando. 

Fin da bambino, ha provato uno strano senso di disagio. Non riesce a integrarsi e il mondo chiuso intorno a lui gli sembra soffocante. Ma nessuno nella sua famiglia comprende questo sentimento di Miharu. Sua madre si limita a ridere leggermente e a dire che si tratta di una fase difficile.

​In quanto figlio di un consigliere, Miharu appartiene alla classe privilegiata fin dalla nascita. In verità, dovrebbe essere una posizione invidiata da chiunque in questo mondo ristretto. I dodici consiglieri sono coloro che determinano ogni cosa riguardo al mondo. Tra di loro, uno viene selezionato ogni anno, a rotazione, per servire come “Ammiraglio”, governando il mondo pur rimettendosi al giudizio del “Comandante della Nave”. Quelle posizioni di consigliere sono ereditarie, e un giorno Miharu erediterà quel ruolo lui stesso.

​Prima di allora, gli viene detto, deve imparare tutto sul mondo. Sei mesi fa, quando Miharu ha compiuto diciotto anni, ha ricevuto il permesso di entrare nello studio di suo padre per la prima volta. 

Anche così, ci vorranno probabilmente anni prima che suo padre, che ha appena compiuto sessant’anni, ceda la sua posizione. L’aspettativa di vita media degli abitanti del Piano A ha già superato i cento anni.

​Naturalmente, ha studiato la struttura e la storia del mondo a scuola, insieme agli altri figli della classe privilegiata. In altre parole, ha imparato che vivono a bordo di una “nave”. 

Circa centocinquanta anni prima, una guerra mondiale che ha coinvolto armi chimiche ha spazzato via il novanta percento dell’umanità.

La terra è stata contaminata e devastata, rendendo impossibile viverci. Di conseguenza, gli umani sopravvissuti hanno riposto la loro unica speranza nel mare. Da allora, questa nave da sola è diventata il mondo per l’umanità.

​Le persone sono divise in cinque livelli, dal Piano A, con i suoi vasti ponti aperti, fino al Piano E, situato nel profondo dello scafo della nave dove non arriva alcuna luce solare. 

Naturalmente, più si vive vicino ai grandi ponti, più alto è lo status sociale. I pochi residenti del Piano A possiedono appezzamenti di terreno più grandi, completi di giardini e persino di fattorie private dove allevano bestiame. Possono mangiare carne invece di pesce, anche se, in verità, la maggior parte delle persone non ha probabilmente mai assaggiato la carne animale.

​Si dice che la vita a bordo della nave non sia diversa da come si viveva sulla terraferma. O così viene detto loro. Nessuno nella generazione attuale lo sa veramente, poiché chiunque sia vivo ora è nato sulla nave.

​Al Piano B si tengono i mercati, dove si vendono pesce in abbondanza e una varietà di colture coltivate sfruttando lo spazio limitato.

Negozi e ristoranti fiancheggiano la zona, permettendo alle persone di godersi piccoli lussi. Il Piano C ospita numerose fabbriche, che producono beni di prima necessità e prodotti lavorati. Il Piano D è un quartiere dei divertimenti alquanto pericoloso, dove la gente va a sfogare le proprie frustrazioni, anche se i residenti dei piani superiori raramente vi mettono piede. Molti vengono usati da chi sta sopra di loro, quasi come schiavi.

​E poi c’è il Piano E, il luogo in cui vivono i derelitti. I topi che sono stati messi da parte.

​Senza lavoro, vivono alla giornata frugando furtivamente tra i rifiuti scartati dagli altri, mangiando qualunque cosa riescano a trovare. Alcune persone passano probabilmente l’intera vita, dalla nascita alla morte, senza vedere mai una volta il sole.

​In linea di principio, lo spostamento tra i piani non è rigorosamente vietato ma di solito si può capire a quale piano qualcuno appartenga dall’aspetto e dai modi, e c’è una barriera invisibile che rende difficile salire ai livelli superiori.

Per quanto riguarda il Piano A, sembra persino avere una sorta di atmosfera turistica, in un certo senso.

​Le persone sono sicuramente vagamente consapevoli di come sia strutturato questo mondo. Ma prese dalla lotta della vita quotidiana, dimenticano che esistono altri piani sotto i loro piedi.

Dal momento in cui si nasce in un determinato piano, il proprio destino fino alla morte è già segnato. ​È un mondo stretto, soffocante. ​Una gigantesca arca.

​Questo è il mondo in cui vive Miharu, ed è tutto ciò che esiste.

​Eppure, nella biblioteca di suo padre, Miharu ha scoperto un mondo completamente diverso e nuovo. 

Naturalmente, ci sono registri che descrivono in dettaglio l’enorme sforzo compiuto dopo la fuga dalla terra inquinata, come loro, come i loro antenati, abbiano lavorato instancabilmente per costruire le strutture e i sistemi che permettono alla vita a bordo della nave di continuare. Grazie a questo, esiste l’attuale classe privilegiata. Forse ciò che suo padre vuole insegnargli è semplicemente quanto sia fortunato. E che, affinché la loro famiglia continui a godere di quel privilegio, deve fare ciò che gli viene richiesto.

Ma l’attenzione di Miharu è stata attirata invece da vecchi libri, nascosti in un angolo polveroso della biblioteca. Sono innumerevoli storie scritte all’epoca in cui l’umanità viveva ancora con i piedi piantati sulla terraferma. Ci sono così tante storie che è difficile crederci, racconti di eroi che si avventurano in mondi inimmaginabili e mai visti, protagonisti che rischiano la vita per cambiare la storia, e uomini che dedicano tutto ciò che hanno in nome dell’ “amore”.

​Non sa se le comprende davvero o no. Tutto ciò che sa è che scuotono violentemente le sue emozioni. Per la prima volta in vita sua, Miharu piange.

Così com’è ora, può vivere senza stenti, mangiare cibo delizioso ogni giorno, dormire in un letto morbido, comandare numerosi servitori e passare la vita a fare tutto ciò che gli aggrada. Ma questo è tutto. E sarà tutto, per sempre.

​È davvero questo che significa essere vivi? ​C’è qualcosa che non va. Qualcosa che non va profondamente. ​Prima che se ne rendesse conto, questi pensieri hanno messo radici in lui. ​Nessuno nella sua famiglia comprende come si senta Miharu.

Solo Kaito condivide lo stesso senso di dubbio riguardo al mondo. Forse Miharu stesso è stato influenzato da lui. A quanto pare, Kaito si è spinto in segreto fino al Piano D, e Miharu gli ha chiesto diverse volte di portarlo con sé ma Kaito liquida sempre la cosa con un “più avanti, non ancora.”

​In un certo senso, Kaito è l’unico che Miharu sente di poter definire famiglia. Sembra che anche Kaito abbia letto alcune delle storie custodite a casa sua, e si prendono segretamente i libri dalle rispettive case per scambiarseli, anche se portare via i libri dallo studio è severamente vietato.

​Per Miharu, Kaito è l’unico essere umano vivo che cammina davanti a lui. È già coinvolto, sebbene solo un po’, nella “gestione del mondo” come assistente di suo padre. Eppure, nonostante ciò, non è stato in grado di salvare nemmeno una singola vita.

֍֍֍

​Tre giorni dopo il matrimonio di sua sorella, viene eseguita l’esecuzione del “topo” che era stato portato via.

​A bordo di una nave con uno spazio limitato, non c’è un luogo adibito alla detenzione dei criminali. Di conseguenza, nella maggior parte dei casi la punizione è la morte per immersione.

Dalla piattaforma di avvistamento in cima a un alto albero, il condannato viene costretto a saltare in mare. Alcuni muoiono sul colpo quando il corpo impatta sulla superficie, altri vengono semplicemente lasciati annegare. In certi casi, vengono gettati in acque dove si aggirano gli squali e vengono fatti a pezzi.

​Su una nave dove i divertimenti scarseggiano, le esecuzioni sono diventate una specie di spettacolo. ​Molti spettatori si radunano per l’esecuzione dell’uomo dell’altro giorno, che viene eseguita in un’atmosfera vivace e brutale. 

Forse l’uomo si è già arreso alla disperazione, si sottomette senza opporre resistenza, il che sembra deludere gli spettatori, che si aspettavano chiaramente qualcosa di più.

​Anche Miharu guarda da lontano. Si tratta meno di curiosità e più di un senso di dovere. 

Per lo meno, sente di dover testimoniare la fine dell’uomo della cui morte è stato, in qualche misura, la causa. Anche se non fosse intervenuto allora, l’uomo sarebbe stato comunque probabilmente pestato a morte dalle guardie. Quale destino sarebbe stato più felice, no, più misericordioso, per lui è impossibile a dirsi.

​Mentre Miharu osserva distrattamente le schiene degli spettatori insoddisfatti che si allontanano, il suo sguardo viene improvvisamente catturato da una figura familiare. È quel ragazzo, quello che ha tenuto testa alle guardie.

​Nell’istante in cui se ne rende conto, quasi senza un pensiero conscio, Miharu comincia a seguirlo. Lui prosegue con passo costante lungo sentieri che Miharu non ha mai percorso prima, scendendo gradualmente al Piano B, e poi al Piano C. Solo a metà strada Miharu nota davvero cosa stia succedendo, e l’esitazione si insinua in lui. 

Fino ad ora, il punto più lontano in cui si era mai spinto era il mercato o un ristorante al Piano B. Se si spinge oltre, potrebbe non capire nemmeno il labirinto di strade abbastanza bene da ritrovare la via del ritorno. L’ansia balena nella sua mente.

​Intorno al Piano A e B ci sono ancora auto e moto, e potrebbe sempre chiamare un taxi per tornare a casa. Oltre quel limite si estende un mondo sconosciuto.

​Esita solo per un momento ma Miharu non torna indietro. Si costringe a continuare a seguirlo. ​Non è che abbia deciso cosa fare, né che voglia necessariamente parlargli. Solo… non è sicuro. Forse vuole semplicemente vedere, con i propri occhi, il mondo in cui vive quest’uomo.

​Prima che se ne renda conto, hanno superato anche il Piano C. Sebbene debba essere ancora il primo pomeriggio, l’ambiente circostante si fa costantemente più buio e le luci cominciano ad accendersi. Ha camminato per una lunga distanza ormai, e il suo respiro si è fatto pesante.

​E poi arriva il Piano D — il quartiere dei divertimenti.

​Come previsto, qui non arriva alcuna luce naturale, ma luci vistose, simili a neon, costellano la zona. Ci sono poche insegne di negozi visibili e il solo passarci davanti rende impossibile capire che tipo di attività venga svolta all’interno.

​Poiché è andato a vedere l’esecuzione in segreto, normalmente, le persone del Piano A non dedicano un pensiero all’esecuzione dei topi, indossa abiti molto più semplici e sobri rispetto al suo abbigliamento abituale. Anche così, quaggiù la loro pulizia e la pregevole fattura risaltano in modo inequivocabile.

​Le donne stanno pigramente davanti ai negozi e gli uomini che vanno e vengono indossano abiti leggeri, morbidi, con il petto e le gambe audacemente scoperti. 

Uno strano odore sconosciuto gli si appiccica alla pelle e sente gli sguardi vagamente viscidi dei passanti sfiorarlo mentre gli passano accanto.

​Si tratta solo di poche centinaia di metri più in basso, eppure sembra un mondo completamente diverso. 

Il cuore comincia a battergli forte nel petto, e un’ondata di ansia lo travolge. E se non riuscisse a tornare indietro? E se fosse costretto a vivere su questo piano d’ora in poi? La sua stessa esistenza verrebbe cancellata nel mondo di sopra? È molto più spaventoso di quanto avesse immaginato. Solo ora comprende davvero quanto sia stata privilegiata la sua vita.

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isa
isa
12 ore fa

Il mio primo sentimento per questa novel è la rabbia

Patatina24
Patatina24
10 ore fa

Una nuova storia una nuova situazione ambientazione particolare una. Nave spaziale mai livelli dove ai piani alti si trova la gente benestante e via via giù la povera gente ….protagonista Miharu…che cerca di capire il mondo dei non agiati e che secondo me capirà tante cose dopo che un anziano definito topo viene giustizia dal padre ….curiosità 👀👀👀👀

Viola
Viola
10 ore fa

Una novel molto bella. Inziamo a dire che si trovano su una nave con vari livelli di rango sociale dall’elite alla classe bassa . Il protagonista di questa storia è Micharu che è il principe della sezione dell’elite che però è appassionato di avventure e altri paesi da esplorare. Che succede che ad un certo punto mentre si festeggia nel gruppo degli élite si siede sulla panchina un signore del rango basso la ragazza della classe dell’elite si mette a gridare e le guardie lo colpiscono con il manganello e ad un certo punto arriva un ragazzo che li minaccia e gli dice se mai diventerete come a lui farete la stessa fine .Poi arriva il padre di micharu e fa portare il signore in cella . Kaito e micharu sono molto amici e sono cugini e si aiutano a vicenda e quindi micharu decide di andare a vedere che c’e oltre la sezione dell’elite . Però non dovrebbero trattare un questo modo le persone. Comunque non vedo l’ora del prossimo capitolo aspetto vediamo che succederà a micharu e al ragazzo . 😘😘😘😘❤️❤️😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘

Manu76
Manu76
9 ore fa

ancora uno scenario post apocalittico.. ma l’umanità stipata su una moderna arca di noè divisa per piani, dove l’essere umano è classificato in base al piano in cui vive.. e chi vive in quello più inferiore viene considerato peggio dei ratti.. nemmeno l’apocalisse ha cambiato questo stato.. l’umanità merita proprio l’estinzione..

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