Cina,  Storie in corso

One silver coin for a pound of demon: Capitolo 5

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Perché mi hai comprato, Padre?

​♱♱♱

​Il sacerdote completa la sua valutazione, notando i segni di progresso.

Come si volta per andarsene, sente il numero 177 che lo fissa, silenzioso, insistente. Il suo sguardo resta fisso sul soffitto, ma c’è un peso in esso, una pressione che lo spinge a finire ciò che ha iniziato.

​La creatura non lo degna di attenzione finché il ragazzo non si toglie i guanti e comincia a lavarsi. 

A quel punto lo sguardo del mezzo demone si fa più acuto, così intenso che l’ecclesiastico si sente costretto a ricambiare.

​”Che c’è?” domanda il giovane, con lo spazzolino ancora in mano.

​L’altro si imbroncia, come se volesse dire qualcosa. Ma non esce nulla. Solo un piccolo cenno della testa, un ritirarsi nel silenzio.

Il prete aspetta qualche secondo, poi torna a lavarsi i denti. Poco dopo, esce dal bagno e va a dormire.

​Si sta riprendendo bene. Ma quel rifiuto di mangiare bussa alla mente come una scheggia sotto la pelle.

Come certe creature selvatiche, i demoni possono sopravvivere per lunghi periodi senza cibo, ma la sopravvivenza non è la guarigione. Soprattutto non quando sono feriti. 

Il prete ha visto in passato soldati demoniaci feriti sbranare interi cadaveri, divorando il proprio peso in pochi minuti.

​Quindi, perché il 177 si rifiuta di mangiare? Il cibo è sgradevole, o si tratta di un atto deliberato, uno sciopero della fame? Il ragazzo ha preso ogni precauzione: sigilli per prevenire il suicidio, barriere per impedirne la fuga. Nessuno è scattato. L’ibrido non ha fatto mosse verso la morte dall’ultima volta.

​Eppure, lui lo osserva. Registra brevi note quando può. La curiosità lo spinge a guardare, per ora.

​Nei giorni successivi, il sacerdote porta una varietà di scatolette: carne di bestia sfilettata, succubi umanoidi, persino cibo demoniaco a base vegetale. 

Il prigioniero rifiuta tutto. Le lattine intatte marciscono rapidamente, nonostante siano sigillate in sacchetti di plastica, e il loro fetore attira le mosche. Alla fine, il giovane deve portare la spazzatura a diversi isolati di distanza, solo per mantenere la casa vivibile.

​Durante uno di questi viaggi, un fedele attacca bottone sull’autobus. Nota la sagoma della scatoletta nel sacchetto di plastica nero e sorride con aria d’intesa.

​”Eh sì! Questi piccoli angeli sanno essere difficili”, dice ridacchiando. “Il cibo comprato in negozio non sempre basta, a volte bisogna cucinare per loro di persona.” Menziona con affetto il suo beagle di tre anni, che al prete sembra in sovrappeso. “C’è forse un altro modo? Gli voglio bene!”

​Per quattro fermate, parla ininterrottamente di ricette per cani. Il ragazzo emette i suoni appropriati, un cenno qui, un mugugno là.

Quando l’uomo scende dall’autobus, è convinto che l’ecclesiastico si stia prendendo cura di un randagio schizzinoso. Lo invita a fargli visita quando vuole.

Il giovane registra appena le sue parole, ma mette da parte qualche consiglio. Se il cibo demoniaco confezionato fallisce, forse la risposta è quello fatto in casa.

Di certo non ha intenzione di riesumare un cadavere.

La profanazione, il saccheggio di tombe, l’omicidio, sono tutti peccati. E in quella cittadina pacifica, lontana dal campo di battaglia, i corpi dei demoni scarseggiano. 

Questo lo lascia solo con gli animali: incostanti nella freschezza, dubbi nella qualità.

​Il prete ha mercanteggiato a lungo e duramente prima di acquistare il 177, ma non ha mai esitato quando si tratta di cure. 

Il prezzo iniziale è solo una quota d’ingresso. Il trattamento e il sostentamento, quella è la manutenzione quotidiana. Se non spende soldi per cibo, medicine, strumenti sacri e donazioni, cos’altro gli resta? E se l’ibrido rifiuta di mangiare, il ragazzo può sempre consumare gli avanzi da solo. Non si spreca nulla.

​Dispone la carne cruda nella ciotola e si avvicina alla vasca da bagno. Il 177 giace più tranquillo oggi, meno animato rispetto a ieri. La fame lo sta logorando. 

Il giovane posa la ciotola vicino alla vasca, fa un passo indietro e aspetta.

​Per quasi dieci secondi, il nulla. Il mezzo demone fissa la carne. Il prete fissa lui. 

Questo è un test, e se fallisce, il ragazzo ha altri piani, lusinghe, suppliche, forse una minaccia. Un demone affamato si corrompe rapidamente. E se si corrompe, il sacerdote sarà costretto a purificarlo e consumarlo mentre è ancora vivo.

Alla fine, il 177 si muove. Si trascina verso la ciotola, piantando gli artigli in un pezzo di carne. Ispeziona la sezione insanguinata, l’osso tagliato a metà, poi morde con ferocia. Non mangia come se avesse fame, mangia come se stesse punendo se stesso. Mastica. Inghiotte. Morde di nuovo. Nessun piacere, solo dovere. La carne sparisce in pochi minuti, le ossa vengono rosicate fino a diventare schegge, le dita ripulite iettando la saliva.

​Ha superato la prova.

​Il ragazzo prova qualcosa di nuovo. Foglie di cavolo lavate. Il 177 gli rivolge uno sguardo, scettico, confuso. Nessun demone mangia verdure. Ma d’altra parte, nessun demone rifiuta la carne. Il prete lo fissa, inespressivo. L’ibrido cede, masticando lentamente la foglia.

​Poi, un pomodoro. Stesso sguardo. Alla fine si arrende, sorseggiando il succo dalla buccia spaccata, mangiando la polpa. 

Questa volta sembra più rilassato. Il giovane non è sicuro del perché, se per il cambio di dieta o per qualcos’altro.

​Gli offre un uovo. Il 177 lo prende dalla sua mano, lo rompe con i denti e ne succhia il contenuto come una sanguisuga su una vena.

Il sacerdote sente qualcosa muoversi dentro di sé, uno strano senso di realizzazione, come il completamento di un sacramento o l’affidamento di un orfano a un santuario. La creatura continua a mangiare le verdure, metodica, distaccata.

​Il prete è diventato niente più che un meccanismo di nutrimento.

​Le abitudini dell’altro sono inaspettatamente umane. Non gli piace nemmeno la carne.

​Quando il ragazzo porta delle ossa d’agnello, il mezzo demone le lascia nella ciotola, con gli occhi fissi su di lui come a chiedere “e adesso?” Il giovane valuta la possibilità, preferisce solo ossa di manzo?

​”Non importa se non le mangi”, sussurra il sacerdote.

​Ma il 177 non si rilassa. Quando il ragazzo allunga la mano verso la ciotola, l’ibrido afferra le ossa e le mastica fino a ridurle in frantumi. Non mangia per fame, ma per obbligo.

​Al prete torna in mente un grande cane cieco che era rimasto con lui una volta, era passato quasi un mese prima che trovasse il coraggio di mangiare a sazietà. 

Fino ad allora, aveva solo piluccato, terrorizzato dal fatto che l’indulgenza potesse significare l’abbandono. 

Le creature ferite sono diffidenti. I loro occhi si aggrappano al salvatore, in parti uguali di speranza e paura, come bambini che annegano aggrappati alla mano di uno sconosciuto.

​Deve avere pazienza.

​Il giovane pulisce la ciotola del cibo. Il suono delle ossa che si spezzano rimbomba ancora alle sue spalle.

Quando ritorna, il 177 si sta leccando le labbra, i denti. Il sacerdote si china, gli solleva il mento.

“Apri la bocca.”

​L’altro si blocca, guardandolo. C’è prontezza nel suo sguardo. Anche curiosità. La lampada del bagno si riflette nei suoi occhi rosso sangue.

​Rosso, il ragazzo quasi se n’era dimenticato. All’inizio sembravano così spenti, così ordinari. Marroni, aveva pensato. Ma ora? Gli ricordano una pianta morente, il cui colore sbiadisce per l’incuria. Qualcosa che potrebbe fiorire di nuovo, se curato.

​Lentamente, il 177 apre la bocca. I suoi denti sono sorprendentemente curati, più bianchi, più puliti, più ordinati di quelli di qualsiasi altro demone che il prete abbia mai visto.

I denti dei demoni di solito crescono come erbacce: frastagliati, sovrapposti, in continuo rinnovamento come quelli di uno squalo. Ma questi sono diversi. Quasi umani. Affilati, ma addomesticati.

​Il prete nota dei residui di cibo, prendendo nota mentalmente.

​Ricorda di avere uno spazzolino di ricambio. Lo va a prendere, applica il dentifricio e torna alla vasca.

​”Per favore, non mordere”, dice.

​”Cosa?” chiede l’altro, sussultando.

​”Questo non si può mangiare”, sentenzia con calma.

​Il 177 ha un’espressione come se volesse imprecare, alzare gli occhi al cielo, forse persino mordere lo spazzolino, o il dito del ragazzo.

Ma si trattiene. Prende l’oggetto e si sposta verso il lavandino.

I suoi movimenti sono leggermente rigidi, ma deliberati. Si spazzola i denti correttamente.

​Il sacerdote osserva finché non ha finito, poi gli fa cenno di aprire di nuovo la bocca. 

Il mezzo demone è troppo alto perché lui possa ispezionarlo adeguatamente, così il giovane spinge sulle sue spalle, guidandolo a inginocchiarsi.

Gli afferra il mento, abbastanza saldamente da impedirgli di scattare, e usa il pollice per abbassargli la lingua. La luce riflette sui denti. Puliti. Ordinati. Soddisfacenti.

​Il prete annuisce, lo rilascia e prende l’asciugamano per lavarsi il viso.

“Cosa hai intenzione di fare?” domanda l’ibrido, con la voce tesa.

​Il ragazzo dà uno sguardo indietro. “Lavarmi la faccia.”

​L’altro inspira bruscamente, i pugni serrati come se si stesse preparando al dolore.

​”No”, ringhia. “Cosa hai intenzione di fare con me? Perché diavolo mi hai comprato, Padre?”

​Il sacerdote si blocca.

​Poi, sottovoce, risponde: “Non lo so.”

​L’ibrido ride, una risata acuta, amara, come il crepitio del vetro un istante prima di andare in frantumi.

​”Non lo sai? Hai pagato centosettantasette monete d’argento e mi hai portato qui invece di consegnarmi alla Chiesa. Mi punisci con le preghiere invece di testare le tue benedizioni. Cosa, serve per un apprendista? Il tuo mentore ti sta facendo fare pratica su di me? Cosa stai aspettando?” Mostra i denti. “Non far finta di cadere dalle nuvole.”

​Ma il ragazzo non sta fingendo.

​Il suo maestro è morto. Non ha nessun apprendista. Non ha bisogno di un demone mezzo sangue con cui allenarsi. Lo ha semplicemente comprato.

​La vita del prete è un ritmo rigido di obblighi. Una griglia di piani. Cose che “si devono” e “non si devono” fare. Comprare un demone non era sulla lista. Non era nulla. Gli era solo capitato di passare davanti a un mercato dell’usato, di sentire un imbonitore e di vedere quella creatura lanciarsi verso il coltello del macellaio. E aveva voluto fermarla.

​Un desiderio raro, non dovere, non colpa, non rituale. Solo… desiderio.

​Il volere personale brilla nella sua vita come una meteora, breve, luminoso, raro. Quando arriva, lui lo afferra. Non ne chiede il motivo. Esamina poco il danno che potrebbe causare.

​Non sa cosa farà con 177. Non ha pianificato così a lungo termine. Finora, tutto ciò che ha fatto è stato mantenerlo in vita.

​Immagina che possa bastare. Per ora, dovrebbe vivere, vivere finché vuole. Forse allora il ragazzo capirà che cosa stava cercando di salvare.

​”Stai combattendo contro la tua stessa moralità, Padre?” ringhia il mezzo demone, e le sue parole si avventano sul sacerdote proprio come il suo corpo si era avventato contro il coltello del macellaio. “Lo so che vuoi solo scoparmi. Credi che non sia mai successo prima?”

​…Scoparlo?

​177 è coperto di cicatrici, ma nessuna delle sue ferite è infetta. I suoi capelli sono soffici e i suoi occhi sono di un rosso acceso. A un’ispezione ravvicinata, è evidente che è completamente guarito. Ha appena mangiato, ha la forza di discutere e non morirà tanto presto. ​Se il prete vuole, può fare un tentativo.

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5 Commenti
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isa
isa
2 ore fa

Ecco 177 mettiamo i puntini sulle i

Patatina24
Patatina24
1 ora fa

177…allora caro prete cosa ne farai di lui… Dei tuoi pensieri perversi non sono a quanto pare contemplati da sacerdote ….👀👀👀👀

Lina
Lina
1 ora fa

Più che un demone..

Sembra essere cresciuto da un genitore umano.

Quindi anche se caduto in disgrazia. A me sembra un ragazzo che sa più di quello che sembra

Viola
Viola
1 ora fa

Allora che dire capitolo interessante . 177 non vuole mangiare cibo demoniaco e quindi sta per un po senza mangiare. Poi il sacerdote incontra un’anziano e gli dice che può pure comprare delle pietanze e gliele cucina lui. Allora torna a casa e prepara la carne gliela da a 177 all’inzio non la vuole poi inzia a mangiarla e poi gli da un’uovo la verdura e mangia tutto. Poi 177 gli chiede perchè la preso e lui gli spiega perchè non voleva che venisse ucciso. Poi 177 dice al sacerdote perchè non si da a me dato che è quello che vuole . Chissà che succederà lo faranno o no ? Non vedo l’ora che arrivi il prossimo capitolo . 😘😘😘😘😘☺️😘❤️❤️😘❤️😘❤️😘😘❤️😘❤️😘❤️❤️😘❤️😘❤️😘❤️😘😘❤️😘❤️❤️😘❤️❤️❤️😘❤️😘❤️❤️❤️😘❤️😘❤️❤️❤️😘❤️😘❤️😘❤️😘❤️❤️😘❤️😘❤️❤️❤️😘❤️❤️❤️😘❤️‍🔥❤️‍🔥❤️‍🔥😘❤️😘❤️😘❤️❤️‍🔥😘😘❤️‍🔥❤️😘❤️❤️❤️😘❤️😘❤️‍🔥❤️😘❤️❤️‍🔥😘❤️😘❤️😘❤️

Kennino
Kennino
28 minuti fa

177 finalmente mangia, ma non cibo per demoni…
Perché l’ha comprato?
È come pensa il demone?
Per esercitarsi?
Fare pratica?
Scoparlo?

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