Adult toys: Capitolo 1
Pensando che è ora di andare a recuperare le sue cose da quel ragazzo, Uchimura Jinichi invia un messaggio chiedendo: [Dove sei?]
Kiritani Toma risponde nel giro di pochi secondi.
[A casa.]
Aggiunge che, se Uchimura sta passando, gli preparerà anche il pranzo.
[Ottimo.]
Uchimura alza il pollice con soddisfazione. Il riso saltato di Kiritani è incredibilmente buono.
Nel momento in cui esce dall’internet café che gli fa praticamente da rifugio, la luce accecante del sole gli colpisce la pelle senza pietà. È settembre, eppure l’estate non ne vuole sapere di andarsene. Per un corpo distrutto dalla mancanza di sonno, è una tortura.
Compra una bottiglia di tè nella stazione della metropolitana e sale sul treno. Ha giocato ai videogiochi online tutta la notte e non è andato a dormire fino all’alba. La sonnolenza è travolgente; non riesce a smettere di sbadigliare.
Il treno scarta all’improvviso verso destra. Perso nei suoi pensieri, non riesce a reagire in tempo e sbatte con la faccia contro la porta.
Pum.
L’impatto risuona forte. Fa un male cane. Ai margini del suo campo visivo, nota una donna con i capelli a caschetto e i pantaloncini che trattiene a stento le risate.
Dio, che patetico.
Riflesso nel buio del finestrino del treno c’è il volto di un trentenne dall’aria anonima che si strofina la fronte. Se le persone si dividono in carnivori ed erbivori, lui appartiene senz’altro al tipo erbivoro¹.
[NDT ¹Carnivori / Erbivori (Nikushoku / Sōshoku): È un’espressione gergale giapponese molto diffusa per classificare l’atteggiamento delle persone (specialmente degli uomini) nelle relazioni sentimentali. I tipi “carnivori” sono intraprendenti, aggressivi e cercano attivamente il partner; i tipi “erbivori” (sōshoku-kei) sono passivi, tranquilli e mostrano poco o nessun interesse nel corteggiare o nell’inseguire le relazioni.]
Anche a dirlo da solo, non ha molta vitalità. Una volta, un nuovo dipendente part-time gli ha detto: ”Uchimura-san, la sua intera esistenza è come un karesansui².”
[NDT ²Karesansui (枯山水): È il tradizionale giardino secco giapponese (spesso chiamato “giardino Zen”), composto principalmente da roccia, sabbia, ghiaia rastrellata e pochissima vegetazione. La battuta del collega implica che la presenza di Uchimura è così sobria, priva di brio e minimalista da ricordare la quiete immobile di un giardino Zen.]
Quel commento non ha minimamente senso. Con un viso così insignificante, vive in una realtà del tutto opposta a parole come affascinante o attraente.
”Ma cosa ci trova quel ragazzo in uno come me?” Brontolando tra sé e sé, si gratta il mento.
Kiritani è il fratello minore di un suo vecchio compagno di classe. Ha perso i contatti con quel compagno dopo la laurea, ma per qualche motivo è rimasto legato al fratello, più giovane di due anni.
Kiritani è bello come un attore di Hollywood, alto, e lavora per una di quelle aziende gigantesche che conoscono tutti. Un partito ideale sotto ogni punto di vista. Le ragazze dovrebbero fare la fila per lui. Purtroppo, è gay.
Dodici anni fa, Kiritani gli ha fatto una confessione con un’espressione seria.
”Mi piaci.”
E Uchimura lo ha scaricato con disinvoltura.
”Ah, scusa. A me piacciono le ragazze.”
È stato così semplice. Kiritani era meticoloso e responsabile. Uchimura era trascurato praticamente su tutto. I loro hobby non coincidevano nemmeno. Eppure Kiritani sembrava da sempre insolitamente legato a lui. Quando è arrivata la confessione, ogni tassello è andato al suo posto.
Presumeva che quella sarebbe stata la fine del loro rapporto. Invece, in seguito Kiritani ha ricominciato a contattarlo come se niente fosse accaduto. Se a Kiritani va bene restare amici, in fondo non c’è alcun problema. È piacevole stare con lui e, in qualche modo, la loro amicizia si è semplicemente trascinata nel corso degli anni.
Detto questo, Kiritani non riesce ancora a nascondere del tutto l’intensità del suo sguardo. Uchimura non vuole avere nulla a che fare con complicati drammi romantici tra uomini, ma Kiritani non dice nulla. Finché lo ignora, va tutto bene.
Perso nei suoi pensieri, rischia di saltare la sua fermata e scende in fretta dal treno. A cinque minuti a piedi dall’uscita 3A sorge il condominio di Kiritani, un posto il cui affitto costa probabilmente il triplo di quanto Uchimura sarebbe mai disposto a pagare.
Comodo per la vicinanza alla stazione e dotato di tre camere da letto, è abbastanza spazioso da risultare lussuoso. Il soggiorno è arredato con divani vintage e tende in uno stile che richiama gli anni ’60, donandogli l’atmosfera accogliente del rifugio privato di un uomo.
֍֍֍
”Uchimura-san, sei spaventosamente tirchio.”
Seduto di fronte a un ragazzo poco popolare che divora con avidità del riso saltato fumante su un tavolino da caffè in stile surplus militare al centro della stanza, Kiritani parla con sincero stupore.
Nonostante sia il suo giorno di riposo, ha i capelli perfettamente pettinati come al solito. Persino con un grembiule addosso, ha un’aria fastidiosamente affascinante.
“Ogni volta che vieni qui, chiedi solo e soltanto questo. So cucinare un sacco di altre cose, sai?”
Uchimura scola la sua birra fredda in un solo sorso. Riso saltato e birra nel bel mezzo di un giorno di festa. Questo è il paradiso.
”Il tuo riso saltato è tipo ridicolmente, incredibilmente, follemente delizioso.”
Kiritani gli lancia uno sguardo impassibile.
”I complimenti non diventano automaticamente migliori solo perché ci accumula sopra più aggettivi.”
”No, sul serio. È così buono. Penso davvero che potrei sopravvivere mangiando solo questo per il resto della mia vita.”
Kiritani sembra perplesso, ma le punte delle sue orecchie diventano rosse. È contento del complimento. Sebbene si comporti con raffinata eleganza, sotto sotto è sorpreso e timido.
”Se vuoi, ti cedo volentieri una delle camere libere. Tanto non le usa nessuno.”
”No, no. C’è pur sempre di mezzo la dignità di un adulto che lavora, sai?”
Schiva l’offerta come al solito. Per quanto possa essere ingenuo in fatto di romanticismo, persino lui capisce che convivere con un uomo che si è dichiarato in passato, e che probabilmente prova ancora qualcosa per lui, è una cattiva idea. Nutrirebbe solo false speranze e probabilmente non farebbe bene nemmeno alla salute mentale di Kiritani.
“E poi, ho già trovato un nuovo posto. Anche se è solo per due mesi.”
”L’appartamento di proprietà dello zio di Handa-san, giusto?”
”Sì. Proprio quello.”
Il contratto di locazione dell’appartamento nel condominio dove viveva suo fratello maggiore è stato risolto il mese scorso a causa di un improvviso trasferimento di lavoro. Siccome scroccava una delle stanze lì, ha dovuto cercare di corsa un posto tutto suo. Ma tra il lavoro impegnativo e la seccatura pura e semplice di cercare casa, ha continuato a rimandare fino all’ultimo momento utile.
Quando è arrivato il giorno del trasloco, non aveva ancora trovato nulla. Alla fine, ha depositato temporaneamente i suoi bagagli ingombranti in una stanza vuota del condominio di Kiritani e ha iniziato a vagare da un internet café all’altro. Non riusciva a trovare un appartamento e i costi serali degli internet café si stavano accumulando.
Quando si è lamentato del denaro, il suo amico Handa gli ha offerto in prestito una stanza in una palazzina gestita da suo zio. L’avevano svuotata per una ristrutturazione, ma i ritardi nei lavori hanno fatto slittare la demolizione di due mesi e, nel frattempo, a patto di coprire le spese condominiali, l’affitto è gratis.
È andato a fare una visita ieri. L’edificio, vecchio di cinquantacinque anni, ha la metà inferiore delle pareti in lamiera ondulata arrugginita di un marrone rossastro, la piallatura decorativa sulla porta d’ingresso che si stacca dal basso come un lembo di pelle, il passaggio di mezzo secolo in bella mostra, un aspetto della massima fatiscenza.
Handa, facendo sferragliare le chiavi in mano, ha chiesto: “Beh, il punto è questo. Vuoi vedere anche l’interno?”
”Certo, direi.”
Ha seguito Handa nell’interno 104 al primo piano. Cucina a destra subito dopo l’ingresso, bagno e toilette a sinistra. Una stanza da sei tatami in fondo. Non riusciva a capire da che parte dessero le finestre, ma era terribilmente buio, in parte per l’ora serale, forse.
Rispetto al ferro arrugginito dell’esterno, l’interno era mantenuto pulito grazie a un vero sforzo, ma come il trucco di un’anziana signora i difetti non potevano essere del tutto nascosti: il soffitto era ingiallito e le pareti in gesso di cotone dell’era Shōwa³ stavano venendo via a chiazze.
[NDT ³Era Shōwa (昭和): Periodo della storia giapponese che va dal 1926 al 1989. Definire le pareti “in gesso e cotone dell’era Shōwa” serve a sottolineare che gli interni sono vecchi di decenni, datati e dall’aspetto decisamente retrò e logorato.]
Era diroccato, sì, ma rientrava nei limiti che si aspettava e non c’erano infiltrazioni d’acqua, così ha deciso di trasferirsi lì sul momento e ha preso le chiavi. Era troppo tardi per fare in tempo con le utenze di acqua ed elettricità, quindi ha fissato il trasloco per il giorno successivo.
E oggi, per trasportare le sue cose in quel cesso di appartamento, è venuto a ritirare i bagagli che aveva lasciato da Kiritani.
”Portare un futon in una casa nuova è una seccatura, no? Vado a prendere la macchina.”
”Ma, sai, mi sentirei in colpa.”
Facendo una faccia dispiaciuta, in realtà ci sperava un po’. Pranzerà, si prenderà una sbronza leggera con la birra, farà un riposino e, passate le quattro del pomeriggio, si farà accompagnare da Kiritani con la macchina e i bagagli fino all’appartamento.
”È… questo?”
Ancora seduto al volante perché la strada stretta non offre spazio per parcheggiare a bordo carreggiata, Kiritani fissa l’appartamento e sembra momentaneamente privo di parole. A quanto pare è ancora più fatiscente di quanto avesse immaginato. La reazione è un po’ troppo sincera.
”È solo un ripiego finché non trovo un vero appartamento. L’interno è abbastanza pulito, sai.”
Scarica il futon e la valigia dalla macchina.
“Grazie per oggi.” dice, dando una pacca sulla spalla di Kiritani dal finestrino del lato guida.
”Non ho ancora niente qui, quindi non posso dirti di salire, però.”
”Va bene, ma…” Mentre se ne sta andando, Kiritani dice: “Se non riesci a trovare un nuovo appartamento, puoi lasciare di nuovo le tue cose da me.” e parte.
Quel ragazzo, cotta o non cotta, è iperprotettivo, pensa Uchimura, ed entra nella sua nuova casa.
L’odore di polvere e di chiuso tipico di una stanza rimasta inutilizzata a lungo gli colpisce le narici. Appoggia la valigia e il futon in un angolo e spalanca le finestre. Una brezza fresca scivola all’interno.
Dormire con la finestra aperta sarebbe probabilmente fantastico, ma persino in un appartamento diroccato come questo non è esattamente sicuro. L’unica cosa di vero valore che possiede potrebbero essere i suoi organi, ma ci sono un sacco di reati inquietanti di questi tempi.
Ha scelto un’unità al primo piano perché non aveva voglia di fare le scale, ma ora si ritrova a desiderare di averne presa una al secondo. Esita sul pulire o meno i tatami, ma non c’è niente che somigli a uno straccio a portata di mano ed è una seccatura, quindi si limita a stendere il futon.
Tira fuori il telefono, controlla i messaggi da sdraiato e guarda qualche video nel frattempo. La posizione sdraiata diventa scomoda, così si mette a sedere. Un tavolo, anche piccolo, è decisamente meglio averlo.
Quando scroccava da suo fratello, usava una scatola di cartone capovolta come tavolo e un amico venuto a trovarlo era rimasto impressionato: “In un certo senso è assurdo.”
Sul lato sinistro della stanza c’è un armadio a muro con le porte scorrevoli fusuma ben chiuse. Magari chiunque vivesse qui prima ha lasciato un tavolo o qualcosa del genere… nah, probabilmente no, si chiede e si risponde da solo mentre striscia sui tatami, si avvicina alle porte e le apre.
Come previsto, l’interno è vuoto, ma proprio in fondo è stata lasciata una singola scatola. Un recipiente di alluminio quadrato, di circa trenta centimetri per trenta, alto forse quindici. Un oggetto dimenticato da un precedente inquilino.
Quando lo tira a sé, qualcosa sferraglia all’interno. Se esce qualcosa da romanzo horror, tipo delle ossa, non saprei proprio come gestirla, pensa, agitato, ma incapace di resistere alla rozza speranza che ci sia qualcosa di prezioso dentro, apre il coperchio. Nell’istante in cui mette gli occhi su quel contenuto, scoppia a ridere.
”Ma stiamo scherzando.”
All’interno del contenitore di alluminio c’è una collezione di sex toys per adulti. Un dildo rosa, un vibratore nero con cavo attaccato, persino un vibratore anale composto da più palline di plastica ovali collegate tra loro.
Il precedente inquilino deve essersi bloccato su come sbarazzarsene e li ha “dimenticati” di proposito. Può capire in un certo senso l’impulso, ma… affidare i propri giocattoli usati al prossimo inquilino? O magari, sapendo che il posto era destinato alla demolizione, ha pensato che sarebbe stato smaltito tutto insieme quando la palazzina fosse venuta giù.
Ha un interesse enorme per la gattina dissoluta che si presuppone usasse questi oggetti, ma senza una ragazza tutta sua, onestamente non sa che farsene. Eppure, come materiale comico è di prim’ordine, così scatta una foto e la invia ad Handa: [Ho trovato questa piccola perla dimenticata nella stanza]
La risposta arriva all’istante: [Ma va? Che spasso.]
Anche i suoi colleghi di lavoro, i maschi, si fanno una gran risata: [“Oggetto dimenticato”, sì certo, è totalmente tuo, Uchimura-san, e Che schifo.]
Si stanno divertendo tutti alla grande. Vorrebbe mandare la foto anche a Kiritani, ma trattandosi di roba a sfondo sessuale, sente che potrebbe creare un’atmosfera imbarazzante, quindi si trattiene.
Dopo aver sfruttato a fondo la battuta, ripone il contenitore di alluminio e il suo contenuto nell’angolo dell’armadio dove l’aveva trovato. Figurarsi una qualche ragazza formosa e dal seno prosperoso che ci dà dentro proprio in questa stanza con quei giocattoli, gemendo, fa scatenare la sua immaginazione e risveglia un piacevole calore nella parte inferiore del corpo.
Siccome non ha ancora le tende, si sposta in un angolo nascosto alla vista diretta e si sfoga. Sente uno sguardo, all’improvviso, e si gira verso la finestra. Nessuna figura lì. Potrebbe essere stata la sua immaginazione, ma stare completamente in vista è inquietante. Pensava di poterne fare a meno, ma dopotutto vuole le tende.
Domani è lunedì e andare a comprarle dopo essere tornato dal lavoro si farebbe tardi. Una seccatura, ma è ora o mai più; portafoglio in mano, cammina fino a un centro fai-da-te a circa dieci minuti di distanza e compra una tenda super economica da ottocentoottanta yen.
Sulla strada del ritorno trova un ristorante di ramen e mangia una grande ciotola di shōyu ramen. A stomaco pieno, esce dal locale per scoprire che la zona è già completamente al buio. Tornato all’appartamento, appende subito la tenda economica alla finestra.
Il motivo a scacchi gialli è sottilmente kitsch, ma si adatta alla perfezione all’atmosfera palesemente anni ’70 della stanza in un modo strano. La lampadina del soffitto si accende e si spegne in modo irregolare. Sta solo usando quello che è stato lasciato lì, ma la lampadina potrebbe essere arrivata alla fine della sua vita.
Comprarne una domani… il che significa un altro giro di acquisti, dopotutto. È una bella spesa, pensa, passando la luce della stanza alla piccola lampadina notturna, e si butta sul futon. Un bagno può aspettare fino a domattina. Ha persino fatto un riposino, ed è stanco morto.
Le otto di sera… È da un po’ che non vado a dormire così presto, forse, pensa, e lascia che gli occhi si chiudano.




Dicono tutti così sono etero Uchimura…non è che poi ti redimi è preferisci la pannocchia 🌽 e non la 🥔 😈🤔😈🤔storia interessante direi 🤔😏
Che dire un’inzio di un capitolo interessante. Kitirani gli piacciono gli uomini ma a uchimura gli piacciono le donne . Però uchimura voleva che Kitirani stesse nell’appartamento con lui. A uchimura piace kiritani quindi meglio non stare nella stessa casa con lui. E prende una casa tutta sua . E trova dei giocattoli nella casa nuova . Lui gli dice che vuole andare a letto liie non sa che fare con tutto questo 3casino. Non vedo l’ora di sapere come continua. ☺️☺️☺️☺️☺️☺️☺️☺️😘😘😘😘☺️😘😘😘😘😘😘🍑🍑🍑😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘
Che schifo Toy usati🤢🤢🤢Uchi è uno scroccone