Cina,  Storie in corso

My dead Boyfriend is back: Capitolo 28 e 29

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Insieme per sempre

​Mentre scende a buttare la spazzatura, Zhou Shurong si ferma in un negozio che vende incenso e carta moneta.

Ha trovato il telefono di Ah Ling e usa la sua impronta digitale per pagare: i soldi non sono più un problema. Mantenendo la promessa, compra incenso e candele per la neonata fantasma, lasciando che lei vi si aggrappi mentre “mangia”.

​Il pomeriggio seguente alle cinque, Zhou Shurong riceve una chiamata da Yongliang, appena sceso dal treno.

Con freddezza, Zhou detta un indirizzo: un fast-food vicino al quartiere. Non ha alcun interesse a scegliere un ristorante intimo o ricercato per uno sconosciuto. 

Ricordandosi di un locale mediocre lì vicino, opta casualmente per quello.

​Non si disturba a scendere in anticipo per aspettare. Yongliang non lo merita. Invece, culla la neonata fantasma e guarda la TV, alzandosi con calma solo quando il telefono squilla di nuovo.

​Yongliang si agita sulla sedia, scrutando continuamente oltre le pareti di vetro del locale. Lì vicino ci sono i complessi residenziali Xingfu e Ping’an; non ha idea di quale sia quello di Ah Ling.

Un bicchiere d’acqua gelata è sul tavolo. Lo manda giù in due o tre sorsi. Quando un cameriere si avvicina, lo congeda con un gesto sbrigativo. “Aspetto qualcuno. Ordineremo quando saremo al completo.”

​Proprio mentre finisce di parlare, vede Ah Ling. Sotto la luce del sole, regge un ombrello nero; la sua pelle è di un pallore spettrale, la sua figura così esile e fragile che sembra possa volare via col vento.

In quel momento, un brivido di inquietudine lo attraversa.

​Osservando gli occhi di lei che scansionano ogni tavolo del ristorante, Yongliang alza la mano e chiama ad alta voce: “Ling! Sono qui!”

“Ah Ling” guarda verso di lui. L’uomo ha un banale taglio a spazzola e un’aria sconfitta. Gli occhi di lei brillano di un divertimento gelido, le labbra si muovono appena come se mormorasse qualcosa.

Yongliang sta per chiederle di parlare più forte quando sente improvvisamente qualcosa afferrargli la caviglia, e iniziare a risalire verso l’alto.

Infastidito, sbotta: “Ehi capo! Tenga a bada quel maledetto cane!”

Dà un colpo sul tavolo, scuote la gamba e guarda giù con disgusto.

Al contempo, il proprietario risponde, confuso e sulla difensiva: “Non abbiamo cani qui!”

Gli occhi di Yongliang si sgranano. Non c’è alcun cane, niente di niente. La sensazione di qualcosa che striscia è svanita. Strano. Rabbrividisce mentre lancia un’occhiata agli altri clienti.

​”Ah Ling” cammina verso di lui lentamente, con movimenti insoliti. No, persino il suo portamento è strano. Se non potesse vederle il viso, non la riconoscerebbe come la sua ex moglie.

Si siede e gli sorride con calma. Per qualche ragione, lui rabbrividisce di nuovo.

Il cameriere ritorna. Sono solo le cinque passate, fuori è ancora luminoso, troppo presto per cena. Il locale ha solo pochi clienti, quindi il cameriere non è impegnato.

“Cosa desiderate ordinare?”

Ancora scosso, Yongliang agita la mano con impazienza. “Ci porti il vostro menù speciale combo. 

Ah Ling dice con indifferenza: “Qualunque cosa va bene.”

Il cameriere chiede: “Lo stesso? Il menù speciale?”

Ah Ling annuisce.

​Mentre il cameriere si allontana, Yongliang controlla l’ambiente circostante. I pochi clienti sono sparsi, tutti concentrati sui propri pasti, e non prestano loro attenzione. Si sporge in avanti e sussurra con urgenza: “Ling, ci hai ripensato? Mi risposerai?”

Ah Ling non reagisce. Invece, tira fuori un fazzoletto dalla borsa e pulisce meticolosamente il tavolo.

Yongliang si asciuga il viso e insiste, quasi implorante. “Risposiamoci. Questa volta ti tratterò bene.”

Ah Ling finisce di pulire il tavolo e si toglie i tappi dalle orecchie.

​Senza ancora guardarlo, lei prende una foto dalla borsa e la fa scivolare sul tavolo.

L’uomo si acciglia non appena la vede. “Che cosa dovrebbe significare?”

Lei solleva lo sguardo, l’espressione malinconica. “Penso… di essere malata. Ultimamente, continuo a sentirla strisciare su di me, aggrapparsi al mio collo, succhiarmi le dita. A volte la sento persino chiamarmi… Mamma.”

Un brivido gli corre lungo la schiena. Ricorda l’illusione di poco prima e deglutisce a fatica. “N-non essere ridicola.”

“L’hai sentito anche tu, vero?” Gli occhi di lei, scuri ed esausti, si inchiodano su di lui. “Deve essere così felice di vedere suo padre dopo tanto tempo. Magari si sta arrampicando su di te proprio ora.”

Il volto di lui si contrae nell’orrore mentre i suoi occhi scattano verso il pavimento.

“Non disturbarti a cercare. È già tornata tra le mie braccia.”

Yongliang non osa guardare verso il suo abbraccio vuoto, fissandosi invece sulla sua espressione intorpidita. “È per questo che non vuoi risposarmi?”

Lei accenna un sorriso amaro. “Tu vuoi un altro figlio. Non pensi che lo voglia anch’io?”

​Non appena queste parole le escono di bocca, Zhou Shurong ricorda lo sguardo nostalgico di Ah Ling verso i gemellini dei vicini. “Due maschi in famiglia, così vivaci.”

Ritorna ai suoi pensieri e finge di piangere. “Volevo così tanto un maschio.”

Questo tocca un tasto scoperto in Yongliang. Il suo sguardo si addolcisce in un dolore condiviso.

“Come è potuto succedere?” Guarda con rabbia lo stomaco di lei. “Perché dovrebbe tormentarti? È impossibile!”

“Come può essere impossibile? Tu l’hai sentita. Io l’ho sentita. Non possiamo essere malati entrambi. Non ha senso.”

Gli occhi di Yongliang saettano nervosi, la scarpa sfrega sul pavimento. È ovvio che voglia scappare, il nuovo matrimonio è l’ultima cosa che ha in mente ora. Come potrebbero vivere insieme con un fantasma vendicativo tra loro?

Ah Ling lo fissa con gli occhi lucidi, la voce trema mentre aumenta la pressione. “Pensi che… il motivo per cui non sono riuscita a concepire per tre anni sia perché lei non voleva che nascesse un fratellino?”

Quella frase è sale versato direttamente sulla ferita di Yongliang.

Il ricordo dell’aborto spontaneo inspiegabile di Ah Ling gli fa bruciare gli occhi di furia.

La rabbia lo consuma. Scatta in piedi e sbatte le mani sul tavolo.

“Quel piccolo mostro! Avrei dovuto pugnalarla con più aghi all’epoca, assicurarmi che non osasse mai più tornare!!”

​Il cameriere, con i due menù speciali in mano, si immobilizza in un silenzio sbigottito.

Yongliang nota gli sguardi straniti degli altri clienti e si siede rapidamente, forzando una risata. “Noi… stavamo solo parlando della trama di un film!”

Il cameriere appoggia i piatti con un ebete “Oh.”

Prima di andarsene, lancia loro altri sguardi diffidenti.

​Mentre gli altri clienti tornano ai loro pasti, Yongliang espira sollevato e brontola verso Ah Ling: “Perché hai scelto questo posto? Perché non a casa tua… Eh? Perché mi guardi così?”

Ah Ling lo fissa, inespressiva.

​Aghi? Quindi erano aghi.

Finalmente, Zhou Shurong capisce. Quel luccichio fugace che aveva visto quando la neonata fantasma piangeva fino a ridursi pelle e ossa, erano aghi conficcati nel suo corpicino. Così profondi da trafiggere l’osso. Solo quando piangeva abbastanza forte da distendere le costole, lui riusciva a scorgere la verità.

Smette di recitare. Un sorriso strano le curva le labbra mentre incrocia lo sguardo di Yongliang. Poi, con la voce di una “madre”, chiama la neonata fantasma: “Tesoro, vai da papà. Lui ama i bambini.”

“C-che cosa stai dicendo?” balbetta Yongliang terrorizzato.

Qualcosa sta strisciando sul suo corpo, le cosce, la vita, le spalle, finché, finalmente, un paio di manine gelide gli si avvolgono intorno al collo.

“AAAAHHHH!!”

Urla come un pazzo, agitandosi selvaggiamente, rovesciando sedie e tavoli. I due piatti combo si schiantano al suolo; carote e cetrioli si riducono in poltiglia sotto i suoi passi frenetici.

“No! Stammi lontano! Non sono stato io!” Indica Ah Ling e urla: “È stata lei! È stata lei a fare tutto—”

​Yongliang era l’unico figlio della sesta generazione. Quando sua madre seppe che la nuora aveva partorito una femmina, le cadde il mondo addosso. Aveva faticato a concepire anche un solo figlio, proprio come la nonna di Yongliang prima di lei. 

Terrorizzata dal fatto che Ah Ling potesse non dare mai un erede maschio, si chiese: come possiamo trasformare questa femmina in un maschio?

Ah Ling, sfinita dalle continue lamentele del marito, si era convinta che solo un figlio maschio sarebbe andato bene. Ma sette mesi dopo la nascita della bambina, non aveva ancora concepito di nuovo.

Un giorno, la vecchia disse a Yongliang: “Conosco un metodo segreto. Quarantanove aghi per quarantanove giorni, farle male, spaventarla, renderla troppo terrorizzata per rinascere qui. Allora, avrai un figlio maschio. Una mia vecchia amica ha usato questo trucco. Funziona!”

La porta della camera da letto era socchiusa. Ah Ling, mentre cullava la bambina per farla dormire, sentì ogni parola.

Comprò sottili aghi da ricamo e fissò la sua bambina, che ridacchiava mostrando i primi dentini. Riluttante ma risoluta, sussurrò tra le lacrime: “Piccola, sei una femmina… non sarai felice in questa famiglia. Va’ a rinascere altrove.”

Ripeté quelle parole come un mantra, convincendosi sempre di più che la bambina non sarebbe stata felice, che lo stava facendo per lei.

Poi, strinse un ago sottile e lo conficcò nel braccino della neonata.

La bambina urlò dal dolore, tendendo le piccole braccia ferite verso la madre, implorando di essere presa.

Ah Ling la cullò, dondolandola dolcemente, e cantò una ninna nanna:

“Dormi, dormi, mio dolce tesoro…”

​​La neonata fantasma è felicissima. Copre gli occhi di Yongliang, poi gli schiaffeggia giocosamente le guance. Più lui urla, più lei è contenta, pensa che sia un gioco.

Yongliang finalmente scorge fuori la luce del sole. Il sole sta tramontando, la sua tonalità dorata sta per svanire. Si lancia verso la porta.

Zhou Shurong sottrae rapidamente la neonata fantasma.

I clienti del ristorante fissano in un silenzio sbigottito, incerti su cosa sia appena successo. Dopo un momento, il cameriere si avvicina esitante. “Dovremmo… dovremmo chiamare la polizia?”

Zhou Shurong annuisce lentamente. Il cameriere si gira e compone il numero.

Poi, guarda la neonata fantasma tra le sue braccia e sorride. “Bene. Ora puoi vedere la tua vera mamma.”

​Quando si è svegliato quella mattina, Zhou Shurong ha notato che la sua forma spettrale diventava più forte. Possedere il corpo di Ah Ling gli ha permesso di drenare costantemente la sua energia yang.

E Ah Ling? Il suo corpo è ora saturo di energia yin.

Troppo poco yang, troppo yin, è stato raggiunto il punto di rottura.

In breve: ora può vedere i fantasmi.

La neonata fantasma è sempre stata al suo fianco. Prima o poi, Ah Ling l’avrebbe vista comunque. Zhou Shurong ha semplicemente… accelerato i tempi.

Ora, lascia la presa sul corpo di Ah Ling.

Gli occhi della neonata fantasma scattano verso Zhou Shurong, scintillanti di curiosità. Batte le manine, come per applaudire al suo “trucco di magia”.

​La vista di Ah Ling è sfocata mentre riprende conoscenza. Sente qualcosa di pesante, freddo e morbido tra le braccia e il debole vagito di un bambino nelle orecchie.

Sta tenendo un bambino.

Di chi è? Come? E chi l’ha salvata? Perché non può semplicemente morire?

Mentre la vista si schiarisce, le risposte arrivano come un urto.

Il suo sguardo si incastra sulla bambina che le sorride.

“Mamma…”

Per un momento, non la riconosce.

L’ultima volta che aveva visto sua figlia, la bambina era emaciata dal dolore, incapace di mangiare o dormire. Ma questa neonata è paffuta, con le guance tonde e gli occhi lucidi e luminosi…

Eppure sa.

Il volto di Ah Ling si contrae nell’orrore.

È tornata… Come ha osato tornare?!

Il senso di colpa che provava un tempo viene istantaneamente sostituito dal terrore puro.

Le labbra tremano, un urlo resta intrappolato in gola. Vorrebbe scagliare via la bambina, ma le sue braccia sono congelate.

“Questo… questo non è reale. Sono solo malata. Lei non è davvero qui…”

“No,” sussurra Zhou Shurong al suo orecchio. “Lei è qui.”

Ah Ling volge bruscamente la testa verso di lui, pronta a urlare, ma il cameriere ritorna, camminando dritto attraverso la forma spettrale di Zhou Shurong.

Vedendo la sua espressione stravolta e la postura strana, il cameriere esita. 

“Signora… ho chiamato la polizia.”

Il sangue di Ah Ling si gela.

La polizia? Sanno che ha ucciso la sua bambina?

No. No, no, NO!

Lascia cadere la neonata fantasma, si preme le mani sulle orecchie e fugge.

​Nell’ultima settimana, ha sentito la presenza di sua figlia, ma ne ha dato la colpa al proprio senso di colpa, alla sua mente che andava in pezzi. Per questo aveva cercato di togliersi la vita.

Ora? È troppo terrorizzata per morire.

E decisamente troppo terrorizzata per affrontare la prigione.

La neonata fantasma rincorre la madre, strisciando a una velocità innaturale. Zhou Shurong ha a malapena il tempo di reagire prima che il piccolo fantasma si fonda nell’ombra di Ah Ling.

I suoi occhi si sbarrano. Può nascondersi nelle ombre?

Poi, sorride.

Bene. Ora starete insieme… per sempre.

​Mentre Zhou Shurong osserva la figura ignara di Ah Ling allontanarsi, il suo sorriso svanisce.

Il suo sguardo si posa su due volti familiari dall’altra parte della strada, Qin Yan e Zhou Langxing, che camminano fianco a fianco.

Il sole al tramonto dipinge la strada d’ambra. Gli alberi proiettano ombre screziate, la luce dorata filtra tra le foglie.

Quando era vivo, attraversare questa strada avrebbe richiesto pochi secondi.

Ora, da fantasma? Gli basterebbe un battito di ciglia per essere lì.

Eppure resta immobile, guardando Qin Yan e Langxing allontanarsi. Solo allora fluttua in avanti, scivolando oltre i negozi, mantenendo il loro passo, sempre parallelo, mai incrociato.

​Improvvisamente, Qin Yan si ferma. Indica verso la direzione di Zhou Shurong.

“Quello è il posto del pesce grigliato di cui ti parlavo. Eh?”

Langxing segue il suo sguardo verso l’insegna del ristorante. “Che c’è che non va?”

Qin Yan si strofina gli occhi. “Niente. Mi è parso di vedere qualcosa.”

Per una frazione di secondo, ha scorto una sagoma indistinta vicino alla porta, ma è svanita quando ha guardato meglio.

Zhou Shurong si immobilizza. Qin Yan mi ha appena… visto?

Poi ricorda: avevano mangiato qui insieme in passato.

​Qin Yan e Langxing attraversano la strada.

Zhou Shurong resta all’ingresso, aspettando.

Mentre si avvicinano, si fa da parte.

Langxing, ignaro del fantasma che lo segue, segue il cameriere a un tavolo e si siede di colpo. “Ottimo, l’aria condizionata è proprio qui.”

È un tavolo da quattro. Zhou Shurong siede silenziosamente accanto a Qin Yan.

Ascolta mentre ordinano.

“Una spigola da un chilo e mezzo, con patate, radice di loto, tagliatelle larghe… Oh, vuoi qualcos’altro?”

Qin Yan scuote la testa.

Langxing aggiunge: “E due Coca-Cola.”

​Il cameriere lascia un segnaposto in legno con scritto “Tavolo 3” e torna presto con due lattine ghiacciate.

Langxing ne apre una. “Bel posto. Tranquillo.”

Qin Yan si asciuga il sudore dal viso con un tovagliolo. “Sì. Costoso, però. Ne vale la pena se paga qualcun altro.”

Langxing ridacchia e spinge la Coca aperta verso di lui, cambiando argomento. 

“Allora, per la Festa dei Bambini… gli esterni possono visitare il tuo asilo?”

Qin Yan prende un lungo sorso. “Vuoi vedere lo spettacolo?”

“Sì. Nello specifico, la tua esibizione.”

“Non sono sicuro. Di solito partecipano i genitori, ma… fammi chiedere alla direttrice.”

Tira fuori il telefono. Il picchiettio dei suoi tasti fa sorridere leggermente Langxing.

Accanto a loro, Zhou Shurong chiude gli occhi, esausto.

Poco dopo, Qin Yan mette via il telefono.

“Ha detto di sì. Ma devo scortarti io all’interno. Porta il documento, la sicurezza controlla tutti.”

“Così severi?” Langxing lo paragona al complesso residenziale trasandato di Qin Yan.

“Certamente! Bisogna tenere i bambini al sicuro!”

“Ricevuto.” Langxing fa il segno di OK.

​Mentre aspettano il cibo, Qin Yan inizia a guardare un programma sul telefono. 

Langxing, non volendo interromperlo, resta in silenzio.

E Zhou Shurong? Lui resta semplicemente seduto lì, guardando, ascoltando, ricordando, finché il profumo del pesce grigliato riempie l’aria, e il mondo va avanti senza di lui.

​Un po’ più tardi, le bibite sono finite. 

Langxing si sporge a metà sul tavolo e chiama con voce scherzosa e profonda: “Ehi, Ah Yan!”

Qin Yan alza lo sguardo.

“Vuoi ordinare del tè al latte?”

“Certo.”

Con quella piccola interruzione, Qin Yan smette di guardare il programma. Mentre aspettano il pesce e il tè, chiacchierano — perlopiù Langxing che parla a raffica mentre Qin Yan risponde con serietà.

“Tu e mio fratello siete venuti qui prima?” Langxing ora nomina Zhou Shurong con naturalezza.

“Sì. Gli piaceva molto il cibo piccante. A volte venivamo due o tre volte al mese.”

L’espressione di Qin Yan è calma, tinta di nostalgia.

​Zhou Shurong apre gli occhi e lo guarda.

Non è questa la reazione che voleva.

Gli esseri umani sono egoisti per natura. 

Una parte di lui sperava che Qin Yan parlasse di lui con un dolore insopportabile, come se non potesse vivere senza di lui, come se potesse seguirlo nella morte.

Ma Qin Yan sembra essere andato avanti, rientrando stabilmente nel ritmo della vita. È un sollievo, eppure anche una profonda delusione.

È stato davvero così facile dimenticarlo?

​Langxing sorride e indica se stesso. “Anch’io amo il piccante. Quando mia madre era incinta di noi, ne aveva una voglia matta. Tipo, annegava ogni pezzetto di pesce nella polvere di peperoncino.”

“Anche mia madre amava il piccante quando era incinta di me. Penso di averlo preso da lei.”

“Idem.”

“E tuo padre?”

“No, a lui piacciono le cose delicate, insipide, più sane, capisci? Ma vivendo con noi, si è costruito lentamente una tolleranza.”

​Il tempo vola tra le chiacchiere. Il tè al latte arriva proprio mentre viene servito il pesce grigliato, ancora sfrigolante sul fornelletto portatile. 

Quando il cameriere apre l’involucro di carta stagnola, l’aroma intenso esplode, facendo esclamare a entrambi: “Ha un profumo incredibile!”

Zhou Shurong inspira profondamente, ma non sente nulla.

I suoi occhi freddi riflettono i colori vivaci del mondo dei vivi. Può vedere, può sentire, ma non può annusare, gustare o toccare.

Tre dei suoi sensi sono sigillati.

​Essere un fantasma è così difficile. Forse… dovrei essere un po’ egoista.

Zhou Shurong reclina la testa, appoggiandola leggermente sulla spalla di Qin Yan, mormorando: “Dovrei farti sapere… che sono proprio qui?”

Qin Yan non lo sente, sta ancora ridendo con Langxing.

La voce di Zhou Shurong trema leggermente. “Avresti paura, come Ah Ling?”

Il pesce è pronto. Qin Yan ne prende un boccone, tenero, fragrante, perfettamente speziato. Così buono.

Zhou Shurong continua: “Tu non l’avresti. La mia morte non ha avuto nulla a che fare con te. Perché dovresti aver paura di me, giusto?”

Qin Yan ha un brivido. “Fa un po’ freddo.”

Langxing si alza per regolare il bocchettone dell’aria condizionata.

Zhou Shurong si allontana, lo sguardo si spegne.

​A metà del pasto, il lamento di una sirena della polizia passa fuori.

“Cosa succede?”

“Non ne ho idea.” Langxing fa spallucce. 

“Non è un problema nostro.”

​Quando finiscono, il cielo si è oscurato. 

Zhou Shurong è chiaramente visibile sotto la luce della luna mentre tornano passeggiando, perlopiù in silenzio, godendosi la brezza notturna.

“La zona ovest non è sviluppata come la est, ma l’aria è migliore.”

“Qui ci sono più montagne. Il terreno è più difficile, quindi lo sviluppo è più lento.”

“Giusto. Compromessi, immagino.” 

Langxing controlla l’ora, è quasi tempo di separarsi. “Oh, mi avevi promesso i ravioli croccanti per la prossima volta. Quando sarà ‘la prossima volta’?”

“Vero.” Qin Yan lo guarda di sottecchi. “Ti devo un bel po’ di cose, eh?”

“E hai detto che saremmo andati al parco a coccolare i gatti.”

“Lo ricordo. Ma ora lavoro, bisogna aspettare il weekend.”

“Weekend…” riflette Langxing. “Il 3 giugno è sabato. Quella sera c’è l’inaugurazione del bar di un amico. Vuoi venire? Dopo possiamo mangiarci qualcosa.”

“Un bar?” Qin Yan esita. “Non ci sono mai stato. E sono amici tuoi, non miei.”

“Non fa niente. Tutti portano amici. Ed è un posto tranquillo, non una specie di prigione rumorosa e fumosa.”

Qin Yan guarda la gamba di Langxing. 

“Resta un bar. La tua gamba è appena guarita, niente alcol.”

Langxing ride. “Hanno detto che mi daranno dello Yakult, allora.”

“Questo è accettabile.” Qin Yan annuisce. “Ci penserò.”

​Alle 8:30 arriva l’auto di Langxing.

“Lascia che ti accompagni.”

Qin Yan lo congeda con un cenno. “È presto. Camminerò, non è lontano.”

L’auto nera si immette nel traffico. Qin Yan si ferma a un minimarket per una granita ai fagioli mungo, sorseggiandola con una cannuccia spessa.

La luce della luna è velata stasera, illumina a malapena il sentiero. Le insegne al neon, le luci degli alberi e i lampioni fanno il resto.

L’ombra di Qin Yan si allunga dietro di lui.

Zhou Shurong guarda giù, sollevando il piede per calpestarla, ma la sua forma spettrale vi passa attraverso. Sembra che stia camminando, ma sta ancora fluttuando, senza mai toccare terra.

Con le mani in tasca, accelera il passo finché non cammina accanto a Qin Yan.

Qin Yan resta in silenzio, sorseggiando piano la sua granita. Anche Zhou Shurong non parla, l’espressione è dolce.

Il mondo intorno a loro è vivace. Ma qui, tra loro due, regna il silenzio.

Zhou Shurong desidera che questa strada verso casa possa allungarsi all’infinito.

​Dopo aver gettato il bicchiere vuoto, Qin Yan si siede improvvisamente su una panchina pubblica e osserva le stelle.

Zhou Shurong osserva lui.

“Tuo fratello ha detto che eri la stella più luminosa. Forse aveva ragione. Ma stasera… nessuna di loro risalta.”

Zhou Shurong guarda in alto. Le stelle sono deboli, oscurate dalla luna.

“Dove sei? Non riesco a trovarti.”

Gli occhi di Zhou Shurong tornano sul viso di Qin Yan. “Sono proprio qui. Accanto a te. Mi vedresti, se ti voltassi.” Una supplica silenziosa indugia nel suo cuore. “Vuoi… davvero vedermi?”

Ombra

​Non c’è davvero alcuna stella che brilli in modo particolare.

Qin Yan osserva la notte stellata mentre fuma. Il fumo bianco e tenue sale lentamente, appannandogli la vista, e la sua attenzione si sposta proprio su quelle volute.

Prova a fare un cerchio di fumo perfetto.

​Zhou Shurong lo aveva fatto in passato e Qin Yan lo aveva visto di nascosto. Era stata una coincidenza. Zhou Shurong era vestito di bianco puro, il viso leggermente inclinato, la luce giallastra che cadeva sulle sue ciglia. Aveva socchiuso leggermente gli occhi e soffiato un cerchio. L’anello bianco si era espanso salendo, come un fungo atomico. Persino Zhou Shurong lo aveva trovato divertente, con un sorriso accennato all’angolo delle labbra.

​… Qin Yan non conosce la tecnica; espira diverse boccate di fumo, ma nessuna forma il cerchio che desidera.

“Hai imparato a fumare,” dice Zhou Shurong, “ti ho portato sulla cattiva strada.”

Qin Yan espira un’altra nuvola di fumo.

“Ah Xing vuole portarti fuori a bere. Anche lui vuole portarti sulla cattiva strada,” continua Zhou Shurong, “ricordo che una volta dicesti che bere fa male, causa problemi. Fumare fa male, lascia l’odore e ai bambini non piace.”

​Qin Yan ci riesce: espira un cerchio di fumo. Zhou Shurong allunga la mano e la muove all’interno dell’anello, ma questo non si dissolve. Guardandolo continuare a espandersi, Qin Yan allunga improvvisamente la mano e spezza il cerchio.

Ritira la mano e mormora: “Fico.”

Zhou Shurong ritira lentamente la sua Dicendo: “Poiché mi hai toccato, tutto il mio corpo è freddo. L’estate sembra andare bene, ma in inverno devi stare attento. Se mi tocchi per sbaglio, potresti prenderti un raffreddore.”

​Resta solo un rimasuglio di sigaretta. Qin Yan fa un ultimo tiro profondo, preparandosi a finirla per tornare a casa.

Improvvisamente, Zhou Shurong alza lo sguardo e fissa una donna che striscia dall’altra parte della strada.

Ha i capelli lunghi, la testa china, il viso invisibile. Striscia usando entrambe le mani, lasciandosi dietro una lunga scia di sangue.

Attraversa la strada e si avvicina a Qin Yan.

​Quando si trova a tre metri di distanza, Zhou Shurong la sente farfugliare qualcosa, probabilmente dice di aver fame. Poi, un occhio appare tra i capelli scuri e, quando vede Zhou Shurong, emette un bagliore gelido, come se avesse trovato la sua preda.

Zhou Shurong ridacchia: “Cosa, ogni cane e gatto pensa di potermi mangiare?”

Stringe i pugni e si avvicina. “Perfetto. Non ho un posto dove sfogare tutta la mia forza.”

Lo spettro femminile lancia un urlo e l’occhio mostra un leggero cenno di ritirata.

La sua razionalità ritorna: questo non è un fantasma con cui può scherzare.

Striscia a metà, aggrappandosi al suolo con le dita intrise di sangue nel tentativo di scappare.

La sua velocità è ridotta.

​Improvvisamente, un piede preme sulla sua schiena. Lei non ha gambe e può solo torcere freneticamente la testa.

Zhou Shurong sorride, le blocca la testa con entrambe le mani e tira, il sangue esplode, schizzando in ogni direzione.

Il sangue lo investe e lui sente un’ondata di potere scorrergli dentro.

“Risparmia… la mia vita…” parla la testa dello spettro.

Lui osserva la testa che ha tra le mani, parlando a bassa voce: “Sei un fantasma solo da pochi giorni e la tua coscienza non si è ancora ripresa del tutto. Non riesci nemmeno a parlare correttamente.”

“Salva… mi…” Lei smette di implorare pietà e inizia a chiedere aiuto.

“Scusa, non ho ancora cenato, ma me l’hai portata tu,” Zhou Shurong inizia a riflettere, “Come dovrei mangiarti?”

​Un morso alla volta? Che seccatura. Non ha feticismi alimentari. È difficile, emotivamente.

“Lascia perdere. Ti risparmierò metà della vita.”

Zhou Shurong scaglia la testa con forza; questa rotola sulla strada scomparendo dalla vista. Resta ancora metà del corpo del fantasma. Guarda in basso e vede che le due mani non si sono arrese. Incapace di girare la testa, agita le mani disperata.

Zhou Shurong solleva il pugno e inizia a colpire quel mezzo busto.

A ogni colpo, il corpo del fantasma si agita ferocemente.

Dopo tre pugni, le mani si protendono dritte verso la strada.

Al settimo colpo, smette di muoversi.

Zhou Shurong continua a colpire senza espressione, finché il corpo non è un ammasso di sangue e carne martoriata.

​Una volta che il sangue e la carne lo toccano, si trasformano in energia Yin invisibile che riempie il suo corpo. Sente il potere aumentare, ed è una sensazione che dà dipendenza.

Dall’altro lato della strada, la testa del fantasma fa capolino di nuovo prima di ritirarsi.

Zhou Shurong è soddisfatto e smette di guardare quel groviglio indistinto. Fa solo pochi passi indietro quando la massa di sangue si trasforma in energia Yin e si riversa nel suo corpo.

Zhou Shurong si immobilizza, guarda la strada ora pulita ed è confuso per un momento.

Ricorda alcune notti fa, quando si era scontrato con un fantasma che cercava di truffare, gli aveva frantumato il corpo in mille pezzi.

“Non dovrebbe essere così; se lo avessi ridotto in quel modo, il sangue e la carne a terra si sarebbero trasformati in energia Yin.”

​Se fosse così, nessun fantasma oserebbe rischiare una truffa usando quel metodo.

C’è solo una possibilità: che il sangue e la carne fossero illusioni.

Un fantasma capace di usare illusioni è abbastanza potente da non aver bisogno di truffare. In effetti, quel fantasma aveva un briciolo di gentilezza.

​Qin Yan getta il mozzicone nel cestino e si alza per andarsene.

Zhou Shurong fluttua dietro di lui, mormorando tra sé: “Il pesce grande mangia il piccolo, il piccolo mangia il gamberetto; persino il mondo dei fantasmi è così crudele.”

La sopravvivenza del più forte.

Sembra che non solo sia pericoloso uscire di giorno, ma che anche la notte non sia sicura.

​Quando raggiungono il cancello del complesso residenziale, Zhou Shurong ricorda improvvisamente le sirene sentite al ristorante di pesce. Probabilmente erano legate alla faccenda di Ah Ling.

Cosa ne è stato di quella donna?

Ah Ling… Ah Ling è in fuga. Non appena ha lasciato il ristorante, ha abbandonato tutto, ha preso telefono, documenti e altri effetti personali e ha immediatamente prenotato un’auto per lasciare la città.

Solo una volta salita in auto ha avuto lo spazio mentale per elaborare la situazione. 

Non capisce perché non sia riuscita a suicidarsi e perché ogni volta che apre gli occhi l’ambiente sia cambiato.

Ci riflette lentamente e, alla fine, sospetta che sia stata quella bambina a causare i problemi.

Non gliela farà passare liscia!

​Durante il tragitto il cuore le trema, specialmente dopo il tramonto, quando il suo corpo inizia a scuotersi.

L’autista la osserva più volte dallo specchietto retrovisore, finché non resiste e chiede: “Ha… qualche problema?”

“Il problema ce l’hai tu!” inveisce Ah Ling ad alta voce.

La rabbia sfogata su qualcun altro fa svanire la sua paura; lancia un’occhiataccia e continua a imprecare: 

“Dannazione! Hai una boccaccia sporca!”

“Ah—”

L’auto frena bruscamente con uno stridio terrificante.

Guardando quegli occhi scuri e omicidi, la sanità mentale di Ah Ling ritorna all’istante. Si rannicchia e dice debolmente: “S-scusa… fratellone… ho avuto un corto circuito mentale. Ti prego, perdonami. Oppure, puoi urlarmi contro anche tu!”

​Deglutisce nervosamente, poi lancia un’occhiata furtiva fuori. Dopo ore di guida, l’auto ha lasciato la città ed è entrata in una remota zona montana. Il vento inquietante ulula come un fantasma.

Inizia a ricordare le notizie di autisti che uccidono e scaricano corpi nella natura selvaggia; il cuore le batte all’impazzata. 

Persino davanti alla neonata fantasma non aveva avuto così tanta paura. Perché intuiva vagamente di poter giocare la carta emotiva con sua figlia.

Non può fermarsi qui. Qualcuno ha chiamato la polizia e lei non può reggere un controllo dettagliato. Non vuole finire in prigione!

“Fra, fratellone…” sussulta lei, “pagherò metà della corsa, per favore guida veloce, okay?”

​L’autista distoglie lo sguardo spaventoso, sbuffa e continua a guidare.

Normalmente gli piace chiacchierare con i passeggeri durante la guida notturna per non stancarsi troppo. Ma ora non ne ha voglia.

Questa donna è proprio matta!

L’auto diventa sempre più fredda. Ah Ling si rannicchia nervosamente. “Fratellone, puoi alzare il riscaldamento?”

L’autista, sentendo freddo a sua volta, spegne stranamente l’aria condizionata. Ma la temperatura non sale; fa sempre più freddo.

“Si è rotto il condizionatore?”

Ah Ling sembra sul punto di scoppiare a piangere. “C’è, c’è un fantasma…”

L’autista sobbalza per lo shock e guarda dietro, solo per restare ulteriormente inorridito: tutto il corpo della donna è pallido e i suoi due occhi neri lo fissano dritto in faccia.

“Penso che il fantasma sia tu!”

Improvvisamente, Ah Ling sente le gambe afferrate da manine gelide. Quella cosa le artiglia le gambe e inizia a risalire. Non osa guardare in basso, alzandosi freneticamente e saltando qua e là. La portiera non si apre, così si lancia a premere i tasti anteriori.

“Non muoverti! Sei pazza?”

“C’è un fantasma! Ferma l’auto! Voglio scendere!!!”

Con un forte schianto, il furgoncino colpisce un albero sul ciglio della strada. Fortunatamente, entrambi gli occupanti sono illesi.

Tuttavia, la neonata fantasma è terrorizzata.

Inizia a piangere forte.

Mentre piange, chiama sua madre e tende le mani come se volesse essere presa in braccio. Ah Ling non osa toccarla, urlandole di andarsene.

L’autista torna in sé, sentendo il pianto e i vagiti; scioccato e terrorizzato, dice: “Da dove è uscita questa bambina?!”

​Non dovrebbe sentirlo, ma dopo essere stato così spaventato poco prima, le “tre fiamme” sulle sue spalle si sono affievolite¹.

​Ah Ling non dice nulla, tirando freneticamente la maniglia della portiera.

All’inizio il pianto non ha effetto sui vivi, ma gradualmente sia Ah Ling che l’autista hanno le vertigini e la testa che gira. 

Tutto diventa nero e perdono i sensi.

Dopo un po’, la strada improvvisamente silenziosa si riempie del suono delle sirene della polizia.

​Il potere di Zhou Shurong è cresciuto.

Ha assorbito l’energia Yang di Ah Ling e l’energia Yin del fantasma che strisciava. 

Ora il suo corpo appare quasi come quello di una persona viva. Tuttavia, nessuno può vederlo. Non riesce nemmeno a vedere il proprio riflesso nello specchio.

L’ascensore è finalmente riparato. Qin Yan entra, ma non c’è nessuno all’interno.

Quando le porte si chiudono, alza distrattamente lo sguardo e sussulta improvvisamente. Vede una figura sfocata nello specchio, ma quando gira la testa dietro di lui  non c’è niente.

Controlla l’ascensore vuoto, le tre pareti coperte di poster.

Fissa di nuovo lo specchio davanti a sé, osservando per un istante prima di voltare la testa di scatto.

Zhou Shurong abbassa gli occhi, incrociando il suo sguardo.

Gli occhi ambrati sono vuoti, non riflettono nulla.

Qin Yan ancora non se ne accorge. Il suo cuore è inquieto e gira la testa con cautela. La figura sfocata nello specchio incombe su di lui, come se fosse in piedi alle sue spalle, mostrando parte del corpo a causa dell’altezza.

Zhou Shurong solleva un sopracciglio sorpreso. Si china, sporgendo la testa oltre la spalla di Qin Yan. Esamina attentamente lo specchio ma vede solo il volto nervoso di Qin Yan.

“Strano, cosa hai visto?”

Qin Yan diventa ancora più ansioso, gli occhi si sbarrano. Vede la figura sfocata chinarsi e sporgere la testa.

C’è un fantasma!

Immediatamente ricorda la leggenda metropolitana dell’ascensore. Qualcuno era morto lì una volta, tragicamente, quasi schiacciato. In seguito, qualcuno aveva visto un volto spettrale.

Inizialmente aveva pensato fosse una storia ridicola.

Anche se Zhou Shurong gli mancava moltissimo, anche se voleva vederlo e riaverlo, era certo che non esistessero fantasmi al mondo. Crede nella scienza.

Ora, la sua visione del mondo sta crollando.

“Mi hai visto?” chiede Zhou Shurong con calma.

Naturalmente Qin Yan non risponde.

Così Zhou Shurong si sposta davanti a lui, chinandosi leggermente e fissandolo nei suoi begli occhi ansiosi.

“Guardami più da vicino.”

Qin Yan si morde il labbro, temendo di urlare. Lo vede, vede quella figura strana e sottile avvicinarsi.

All’improvviso capisce: quella figura è nello specchio, si muove in avanti, preme contro il vetro, guardando fuori!

Anche se non ha lineamenti e le mani e i piedi sono confusi, il profilo del corpo è vago; Qin Yan sente che lo sta fissando.

Tump, tump, tump!

Qin Yan fa tre passi indietro in rapida successione.

Quando l’ascensore si apre, corre fuori senza voltarsi.

L’ascensore si chiude lentamente. Zhou Shurong resta immobile. Gli ci vuole un momento per rendersene conto, Qin Yan lo ha visto davvero. Ha visto una figura sfocata nelle sue pupille.

La gioia sboccia nel cuore di Zhou Shurong.

Non vede l’ora di fluttuare fuori dall’ascensore ed entrare nella stanza, dove le luci sono accese. Qin Yan ha acceso tutto e ora sta bevendo acqua, avvolto in una coperta.

È teso e spaventato.

Il desiderio di Zhou Shurong di avvicinarsi svanisce e la gioia scompare, Qin Yan ha paura di lui!

Zhou Shurong resta dietro la porta, senza osare avvicinarsi. Qin Yan beve diversi bicchieri d’acqua. Quando è nervoso beve; poi, avvolto nella coperta, prende il telecomando dal tavolino, accende la TV e alza il volume.

Lo fissa intensamente.

In TV la gente ride forte. Qin Yan si sente un po’ sollevato. Dopodiché, prende un sacchetto di incenso dal mobile della TV e tira fuori il bruciatore.

Accende tre bastoncini per Zhou Shurong, mormorando mentre lo fa: “Shurong, potrebbero esserci i fantasmi in questo mondo! Penso di averne appena incontrato uno. Era il fantasma dell’ascensore. Mi ha spaventato a morte. Quando sono corso fuori, devo averlo urtato. Era così freddo! Sospetto che Zhou Langxing lo abbia incontrato. Dopo quella notte si è ammalato. Il dottore ha detto che ha preso un colpo di freddo. Ero perplesso, sembrava così sano, come ha fatto a indebolirsi così? Penso che potrei ammalarmi anch’io. Dovrei prendermi un giorno di riposo domani?” Dice Qin Yan, toccandosi la fronte.

​Poiché questo è un atto di devozione per Zhou Shurong, il fumo dell’incenso deriva naturalmente verso di lui.

Qin Yan segue il movimento del fumo e guarda verso la porta.

Il corpo di Zhou Shurong si congela per un istante.

Ma ora Qin Yan non può più vederlo.

Zhou Shurong rilassa il corpo, provando un misto di emozioni che non sa definire. 

È difficile dire se la felicità superi il senso di perdita. Mentre aspira il fumo dell’incenso, cammina lentamente verso Qin Yan.

Il percorso del fumo cambia di nuovo naturalmente.

Gli occhi di Qin Yan brillano mentre fissa il fumo e pone la domanda che ha fatto tante volte: “Shurong, sei qui?”

“Ah Yan, sono qui.”

Qin Yan non lo sente; sorride ancora, il viso un po’ pallido, ma lo spirito sembra risollevato.

“Va bene, posso ingannare me stesso ancora una volta: sei qui.”

Di notte, Qin Yan si ammala davvero.

È un’altra febbre, così intensa da fargli perdere conoscenza; la sua consapevolezza è annebbiata.

Zhou Shurong lo chiama per molto tempo, ma lui non riesce ad aprire gli occhi.

Improvvisamente, ricorda che Zhou Langxing aveva comprato un kit di pronto soccorso e lo aveva messo nel mobile della TV.

Ora ha la capacità di aprire il mobile e persino il kit per prendere la medicina per la febbre, non è più difficile per lui.

Può persino far fluttuare un bicchiere e riempirlo con l’erogatore dell’acqua.

Ma… aprire la scatola dei medicinali ed estrarre con cura le capsule è un compito meticoloso che non riesce a gestire. Quei compiti apparentemente insignificanti hanno già consumato molta della sua energia.

Deve abbassare la temperatura di Qin Yan, ma non osa più usare le mani come prima. Le cose sono cambiate ora, e teme di peggiorare la febbre.

No, non può lasciare che la febbre continui, gli si brucerà il cervello!

Zhou Shurong non ha altra scelta che concentrarsi sul telefono di Qin Yan. Può fidarsi solo dell’ospedale o di suo fratello minore Zhou Langxing.

Naturalmente, Zhou Shurong chiama un’ambulanza.

A cosa servirebbe Zhou Langxing? Vive così lontano; quando arriverebbe sarebbe troppo tardi.

[Pronto, assistenza medica. Come possiamo aiutarla?] 

Zhou Shurong non può ancora interagire fisicamente con gli oggetti, così infonde la sua energia Yin nel telefono di Qin Yan, collegandolo alla linea dell’ospedale.

Zhou Shurong dice una frase.

[Pronto, parli! Non può parlare?]

Aveva dimenticato quel dettaglio. Zhou Shurong si acciglia e riaggancia, poi scrive un messaggio e lo invia.

Venti minuti dopo, il personale medico abbatte la porta, trova il paziente e fa un rapido controllo.

“Eh, è febbre. Ha perso i sensi.”

Zhou Shurong ha già preparato la scena, spostando la scatola delle medicine e il bicchiere sul comodino di Qin Yan. Il bicchiere è rovesciato e il telefono è caduto a terra, creando l’illusione che Qin Yan abbia cercato di prendere la medicina mentre chiamava aiuto, svenendo all’improvviso.

“Accidenti, la febbre è alta, meglio fargli un’iniezione!”

Così Qin Yan viene portato via. Zhou Shurong, inquieto, segue l’ambulanza.

​Quando Qin Yan riprende lentamente conoscenza, la prima sacca della flebo è quasi vuota. Fissa il vuoto, poi l’ago nella sua mano, confuso riguardo a ciò che lo circonda.

Cosa è successo? Dove sono?

Osserva a lungo prima di rendersi conto di essere in ospedale. L’infermiera entra poco dopo, rassicurandolo: “Per fortuna hai mandato quel messaggio mentre perdevi i sensi. È così che abbiamo saputo dove eri e siamo riusciti a far scendere la febbre in tempo.”

Cambia con destrezza la seconda sacca della flebo.

Qin Yan mormora: “Ho mandato un messaggio?” Non se lo ricorda affatto.

“Sì,” l’infermiera tira fuori un telefono dalla tasca, “ecco, abbiamo portato anche il tuo cellulare, così puoi saldare il pagamento.”

“Oh, grazie.”

“Non c’è bisogno di ringraziare. Hai la voce roca, ecco, bevi ancora un po’ d’acqua.”

L’infermiera gli porge un bicchiere: “Ne vuoi ancora?”

Qin Yan scuote leggermente il capo.

“Ci vorrà del tempo per finire la flebo, è tardi ormai, quindi dormi pure. Non c’è fretta per il letto, riposa tranquillo. Quando finirà, verrò a cambiarla.”

Qin Yan chiude gli occhi, sentendosi molto stanco. Non vuole pensare a nulla. Se c’è qualcosa che non capisce, ci penserà domani.

Cade in un sonno profondo, senza accorgersi di quando l’infermiera torna a cambiare la sacca.

Quando si sveglia di nuovo si sente molto meglio, anche se è ancora debole. L’ago sulla mano è sparito.

La stanza è immersa nella luce lunare, non è troppo buia, quindi riesce a distinguere le forme degli oggetti.

Vede qualcuno seduto su una sedia.

“Chi sei?”

Questa stanza è solo per Qin Yan, quindi quella persona non può essere un parente di qualcun altro.

La persona non risponde.

La stanza è in penombra e non riesce nemmeno a distinguere i lineamenti della figura. Qin Yan stringe le labbra, poi accende la luce del comodino.

Con un sibilo la stanza si illumina. Ma la sedia è vuota.

Qin Yan resta seduto sul letto per molto tempo, gli occhi quasi arrossati. 

Deglutisce, la gola gli fa un po’ male, poi armeggia lentamente con il telefono, senza osare spegnere la luce, troppo spaventato per dormire.

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4 Commenti
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Lina
Lina
8 ore fa

Ma povero Qin Yan è così spaventato 🥺

Certo che Shurong è un po’ cattivo 🫣

Ma almeno è stato utile 👻

La donna che sembra una vittima invece, proprio cattiva 😡

Kennino
Kennino
8 ore fa

Mi sento male a pensare che hanno ucciso la bimba, perché è come…

Qin Yan ha intravisto il fantasma, ora è più potente, ma almeno lo aiuta!

Patatina24
Patatina24
4 ore fa

Che storia in divenire cacchio anche i bravi sono diventati cattivi …Qin Yan percepisce è quasi vede il fantasma 👻 🎃 ma non so se sia una bina cosa

isa
isa
3 ore fa

Era meglio se la lasciavi cadere a sta bastarda. Comunque Shu tu devi evaporare fai solo del male a sto povero Yan

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